Periodo prodromico

Si definisce periodo prodromico il lasso di tempo che intercorre tra la comparsa delle prime contrazioni involontarie, irregolari e poco frequenti, e il travaglio vero e proprio (periodo dilatante). Questa fase ha una lunghezza variabile che può durare due o tre giorni o solo qualche ora. È caratterizzato, come dicevamo sopra, dalla comparsa delle prime contrazioni a livello del basso addome simili a dolori mestruali e, di solito, irregolari nella frequenza, nella durata e nell’intensità.
Durante questa fase, le trasformazioni subite dal collo dell’utero, che si porta in asse con la vagina e si appiana diventando una cosa unica con il corpo dell’utero, potrebbero essere causa di piccole perdite di sangue.
In questa fase, poi, si espelle il tappo mucoso che durante l’attesa chiude il collo dell’utero proteggendolo dall’esterno. Il distacco è segnalato dalla perdita di una secrezione densa e biancastra mista a sangue.
Inoltre, è durante il periodo prodromico che si verifica la rottura delle acqua, causata dalla pressione esercitata dal feto contro il sacco amniotico che, in questo modo, si lacera. La rottura può avvenire in un colpo solo provocando un’uscita improvvisa e copiosa delle acqua che la futura mamma non faticherà a riconoscere, oppure lentamente, a piccoli rivoli, che potrebbero essere erroneamente scambiati per perdite di urina. Può anche succedere che le acque non si rompano affatto. In tal caso, sarà l’ostetrica in sala parto a provvedere alla rottura.

COME COMPORTARSI NEL PERIODO PRODROMICO

Innanzitutto, è necessario mantenere la calma o non farsi prendere dal panico. Nei giorni che precedono il travaglio prima e il parto poi, la futura mamma dovrebbe cercare di rilassarsi quanto più possibile, dormendo molto e mangiando in modo sano e leggero. Non è necessario mettersi a letto. Ma i lavori faticosi e stancanti andrebbero assolutamente evitati in modo tale da conservare le forze e la tranquillità per affrontare le fatiche che l’attendono. Una doccia calda (37°) è un ottimo modo per alleviare il dolore delle contrazioni (soprattutto se le acque si sono già rotte).
Da evitare, invece, i bagni troppo caldi perché potrebbero sortire un effetto di eccessivo rilassamento, provocando un rallentamento delle contrazioni. Quando le contrazioni cominciano a diventare più intense e regolari (una ogni due/tre ore), si consiglia di cronometrarle, segnando l’intervallo che intercorre tra l’inizio dell’una e quello della successiva, valutando anche la durata di ciascuna. Chi assiste la futura mamma, dovrebbe in questi momenti occuparsi di tutti gli aspetti pratici: controllare che nella valigia per l’ospedale ci sia tutto (si consiglia di preparare la borsa almeno un paio di settimane prima della data presunta del parto per non dover fare tutto di fretta all’ultimo momento) e che i documenti per l’accettazione in ospedale siano pronti (carta di identità, codice fiscale, tessera sanitaria, tessera col gruppo sanguigno, le ecografie effettuate – sono sufficienti quelle fatte nell’ultimo mese -, eventuali commenti o indicazioni del ginecologo); telefonare ai parenti più prossimi per avvertirli che il momento del parto si sta avvicinando.

QUANDO ANDARE IN OSPEDALE

Il periodo prodromico, come dicevamo sopra, non ha una durata fissa e può protrarsi per diverse ore (anche qualche giorno) prima che cominci il travaglio vero e proprio. Non occorre, quindi, precipitarsi in ospedale alla comparsa delle prime contrazioni. Un segnale forte è la rottura delle acque (se questa si verifica in modo improvviso con una perdita abbondante e copiosa). Altrimenti, è meglio aspettare che le contrazioni si regolarizzino diventando più frequenti (una ogni dieci minuti). O che, improvvisamente, si passa da una contrazione ogni due ore a una contrazione ogni cinque minuti. È, invece, consigliabile correre in ospedale quando la rottura delle acque o le contrazioni si verificano molto tempo prima rispetto alla data presunta del parto. In questi casi, un controllo è d’obbligo per capire cosa sta succedendo.

 

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