Perché i Dsa sono decisamente super affascinanti

Disturbi specifici dell’Apprendimento: non uno svantaggio, ma un punto di forza. In un libro la storia vera (e divertente) di un doposcuola molto speciale

Si aggirano dei supereroi nelle scuole e per le case: fanno fatica a imparare le tabelline, leggono lentamente e inciampando qua e là, spesso si distraggono e partono per la tangente, ma hanno un’intelligenza brillante e tridimensionale, un gusto e una sensibilità artistica innata, frequenti guizzi di genialità.

Il loro superpotere? Essere DSA, che più non è acronimo di Disturbo Specifico dell’Apprendimento, ma un modo di essere. Dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia: non sono un problema, ma un punto di forza.

Parola di Valentina Secchi, autrice di “Dsa, Decisamente Super Affascinante – La vera storia di un’alleata didattica in prima linea” (edito da Redooc.com), architetto e illustratrice che negli ultimi anni ha sposato la didattica e l’apprendimento con la passione e la dedizione di una madre. “Mio figlio (Oliver nel libro ndr) è dislessico – ci racconta –. È sempre stato un tipo fantasioso, troppo creativo ci dicevano. Adesso è all’ultimo anno di liceo e ha progetti ambiziosi per l’anno prossimo”.

Non che sia stata una passeggiata, come non lo è per nessun genitore che si ritrova in mano una diagnosi che inizia con la parola Disturbo. “Così si sottintende che sia un difetto, ma non è così! – Valentina è un fiume in piena –. È un modo di essere. Ho scoperto che il Dsa non è forte negli apprendimenti elementari, cosa risolvibile con la tecnologia, ma fortissimo in quelli superiori”. Meglio saperlo il prima possibile, scrutare ogni segnale nel proprio bambino alle prese con le prime letture, affidarsi agli screening precoci? “Non è un difetto, è una specificità. Se la scuola funziona bene, se è davvero inclusiva, non emerge nemmeno perché è ogni alunno è apprezzato per le sue peculiarità e stimolato nel modo più adatto”.

Eppure nella maggior parte delle scuole si incontrano queste tipologie di insegnante, racconta nel libro la Secchi: c’è il prof Mangiafuoco, che “è tutta una trovata degli psicologi per giustificare ragazzi svogliati”, il prof Volpe che “poverini non capiscono”, quello Grillo Parlante, che applica la normativa per non avere problemi, ma si capisce che non la condivide fino in fondo. Grazie al cielo esistono anche sempre più prof Fata Turchina, che si intendono di didattica inclusiva, leggono e si tengono informati.

Denso di episodi e aneddoti divertenti – in cui è impossibile non ritrovarsi -, il libro racconta di una scoperta e di un esperimento: la storia vera di un doposcuola molto speciale, messo in piedi con caparbietà da Valentina e dedicato ai sui ragazzi Decisamente Super Affascinanti per fare la pace con la scuola (molto spesso impreparata) e ritrovare il piacere dell’apprendere.

Così può succedere che per imparare la storia e la geografia si insceni un telegiornale, che si faccia un rap con la matematica, che si inventi Romanticopoli, il Monopoli del Romanticismo. “Alla fine imparo di più io da loro – racconta -. Ho notato in questi ragazzi una creatività fuori dal comune, dinamiche geniali, intuito, empatia, spessore interiore difficili da trovare. La lentezza, che li caratterizza un po’ tutti, è la vera chiave del futuro. Ci stiamo perdendo tutto con la velocità! Loro invece si prendono tutto il tempo e così non si perdono niente”.

Riusciranno a restare a galla in questo mondo così veloce? Che mette la performance davanti a tutto? “L’ansia dei genitori è proprio questa, che i loro ragazzi rimangano tagliati fuori da chissà che. Non esistono tecniche, ma metodi, ognuno deve trovare il suo, troveranno il modo per aiutarsi. Come si dice? Lascialo andare, vediamo dove va”. Ai ragazzi Decisamente Super Affascinanti serve uno speciale libretto di istruzioni per andare nel mondo? “Sì, certo. Attenzione, prestazioni ad altissimo livello”.

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Perché i Dsa sono decisamente super affascinanti