Partorire senza paura

Vivere e gestire il parto nel rispetto della naturalità dell’evento e del benessere, nostro e del bambino

Il momento è complesso, il più complesso nella vita di una donna. Quantomeno a livello fisico. Complesso e irripetibile come può esserlo solo un miracolo. Perché se le implicazioni psicologiche ed emotive della gravidanza e dell’essere genitore sono enormi, altrettanto lo sono quelle del parto. Una goccia nel mare della maternità, senza dubbio. “Il travaglio e il parto durano poche ore, mamma lo sei per tutta la vita”, questo si sentono rispondere spesso le donne che hanno il coraggio di ammettere il proprio terrore alla sola idea di partorire. Magrissima consolazione, perché la paura resta.

A tutte loro, a chi sta per affrontare la più grande avventura della vita o semplicemente a chi non vuole soffrire tanto (troppo) per mettere al mondo un figlio è dedicato Partorire senza paura – Come superare i luoghi comuni sulla nascita e riconquistare una capacità perduta (di Elisabetta Malvagna – Edizioni Red). A conferma della centralità del problema, basti pensare che l’Italia detiene il primato dei cesarei nel mondo occidentale (38% rispetto al totale, contro il 15% fissato dall’Oms) e che le nascite “col taglio” sono triplicate negli ultimi venti anni. I picchi del bisturi in sala parto si raggiungono al Sud (50-60%) e nelle cliniche private, dove 7 bambini su 10 nascono chirurgicamente. Il record va alla Mater Dei di Roma, con 9 parti cesarei su 10. Non solo: nel 50% dei casi il motivo del cesareo non viene indicato.

“Viviamo in un’epoca in cui il parto è ancora vissuto come un trauma – commenta l’autrice – Molte donne non sono sufficientemente informate sulla gravidanza, sulla fisiologia del parto e soprattutto sui rischi legati al cesareo. I media parlano di resa degli operatori sanitari rispetto all’eccessiva medicalizzazione del parto, citando ginecologi che, senza batter ciglio, prevedono che tra 10 anni quasi tutte le donne partoriranno in sala operatoria”.

La ragione che ha spinto la giornalista dell’Ansa, mamma di due bimbi, entrambi nati in casa, a scrivere questo libro è tutta nella prefazione: “Anche se non possiamo scegliere come e quando nascere e morire, possiamo tuttavia scegliere come far nascere i nostri figli. Scegliere tra natura e medicalizzazione, tra intimità e regole standardizzate“. Perché questa, secondo l’autrice e secondo molte mamme, è la via più breve per far sentire una donna incinta una malata e per dare l’idea che la gravidanza in sè sia una malattia. La proposta della Malvagna è la più naturale possibile: il parto in casa. Quando possibile e senza l’intralcio dei protocolli ospedalieri. In Olanda il 33% delle donne sceglie questo tipo di parto, seguita da un’ostetrica prima durante e dopo la nascita. In Italia siamo fermi allo 0,17%. Qualcosa, forse, deve essere rivisto.

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