Tutto quello che non ti hanno mai detto sul parto

Rottura delle acque, digiuno, espulsione della placenta, perdite. Per arrivare preparate al momento clou tanto atteso e temuto dalle future mamme

Al cinema e in tv il momento del parto occupa una manciata di scene, nel corso delle quali una mammina sudata dal respiro affannoso viene incitata a spingere da una dottoressa. Ed ecco che tra un camice e un lenzuolo spunta un essere strillante. Beh, tutto questo non rende perfettamente l’idea di quello che è veramente. Un primo tuffo nella realtà lo forniscono i corsi pre-parto, che danno informazioni sia dal punto di vista fisico che sulle procedure ospedaliere. Il resto eccolo qui.  

Esistono donne molto fortunate che in quattro e quattr’otto si ritrovano la creatura tra le braccia. Esistono, ma sono solo una limitata parte delle signore in procinto di divenire genitrici. Detto ciò, iniziamo dal travaglio: scegliete con cura chi vi terrà compagnia durante questa avventura, perché dovrà essere una persona paziente, resistente allo stress e alla vista di sangue e liquidi. 

A proposito di liquidi iniziamo col la rottura sacco amniotico: la si considera comunemente il campanello d’allarme, il segnale che il pupo sta arrivando. Ma non sempre le acque si rompono all’inizio del travaglio. Possono rompersi prima, e nel caso dovrai comunque recarti all’ospedale, dove il tuo ginecologo deciderà se provocarti un parto indotto o ritardarlo perché lo sviluppo del feto non è ancor completo. Al contrario la rottura potrebbe avvenire a contrazioni già cominciate, e questo le renderà più dolorose. La rottura delle acque, sia spontanea che manuale, non è comunque dolorosa. 

Una volta ricoverata non potrai mangiare fino a dopo il parto. Se la faccenda si fa lunga potresti dover soffrire (anche) la fame. Non potrai farci nulla perché in caso di complicazioni potrebbe essere necessario ricorrere al cesareo, che essendo un intervento chirurgico richiede d’essere digiune. Perciò alle prime avvisaglie, quando sei ancora a casa, fatti uno spuntino. 

Arrivato il pupo, preparatevi al post-parto. Se si tratta di un parto naturale avrete ancora delle lievi contrazioni e dovrete spingere per espellere il sacco della placenta e il cordone. Se la placenta non riesce a uscire o risulta espulsa solo parzialmente, dovrà intervenire l’ostetrica esercitando una lieve pressione del vostro ventre, oppure somministrarvi una piccola dose di ossitocina. Questo processo è importante perché la placenta deve uscire integra, senza lasciare residui nell’utero che rischierebbero di causare infezioni o emorragie.  

Dopo il parto si continueranno a verificare delle perdite di sangue. Durante la gravidanza il volume dell’utero aumenta il volume della sua cavità di 500-1000 volte rispetto alla dimensione normale e anche i vasi sanguigni di espandono. Una volta partorito l’utero comincia da subito a restringersi e in contemporanea il sangue viene espulso. In genere le perdite vanno a esaurirsi in tre-sei settimane. Allattare il neonato velocizzerà questo processo.

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