Parto cesareo: troppe italiane lo fanno

In Italia i parti cesarei sono il 38,4% del totale (dati 2009), con differenze altissime tra una Regione e l’altra, con il 22% in Friuli e il 63% in Campania. Malgrado gli sforzi compiuti negli ultimi anni dalle istituzioni sanitarie, il fenomeno non accenna a ridursi.

Nelle ultime fasi della gravidanza e poi al momento del parto la presenza dell’ostetrica vicina alla donna riduce notevolmente il ricorso al parto cesareo, sostenendo la donna nelle sue necessità e anche nell’affrontare le sue paure e agevolando così la possibilità di realizzare un parto fisiologico. Non tutte le strutture del servizio sanitario garantiscono un’adeguata presenza di personale, tale da realizzare un rapporto "one to one" tra ostetrica e donna.

Per la criticità della situazione in Italia, le ostetriche italiane rappresentate dalla Federazione nazionale Collegi delle ostetriche, hanno scelto di mettere il tema dell’appropriatezza dei tagli cesarei al centro del dibattito internazionale.

"Malgrado l’impegno del Ministero della Salute e le Linee Guida dell’Iss per un uso appropriato del taglio cesareo – ha detto la presidente della Fnco Miriam Guana – l’Italia continua a essere il Paese europeo dove questa pratica è più utilizzata".

Per intervenire in questo quadro si prevedono modelli organizzativi che puntano soprattutto sulla continuità delle cure nel percorso nascita, valorizzando il rapporto tra ostetrica e donna.

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Parto cesareo: troppe italiane lo fanno