Mio figlio è dislessico: che significa?

Si calcola che circa il 4% dei bambini e ragazzi in età scolare sia dislessico. La dislessia non è una malattia, ma una neurodiversità che fa parte dei Disturbi Specifici di Apprendimento

Il bambino dislessico presenta una difficoltà nell’apprendimento degli automatismi relativi alla scrittura, con eventuali ricadute su lettura e calcolo. Il bambino dislessico non è un bambino poco intelligente. Anzi, uno dei requisiti per la diagnosi di dislessia è l’elevato quoziente di intelligenza.
La neurodiversità è una caratteristica delle modalità di apprendimento, che deve essere riconosciuta con una diagnosi il più possibile precoce per poter compensata con appositi strumenti e una didattica inclusiva.

Una diagnosi corretta, che tenga conto anche dell’area del calcolo, non può essere effettuata prima della terza elementare. Ci sono tuttavia alcuni campanelli d’allarme che possono essere presi in considerazione già dalla scuola dell’infanzia. In particolare vanno osservati eventuali ritardi del linguaggio e le difficoltà nel disegno, il tratto grafico particolarmente incerto oppure la difficoltà nell’organizzare lo spazio sul foglio bianco, confrontandosi con le insegnanti e il pediatra.

Una volta a scuola, ad esempio, il bambino dislessico non riuscirà, se non con estrema fatica, a leggere correttamente un brano lungo e contemporaneamente comprenderne il senso, perché troppo impegnato nella decodifica. Oppure avrà difficoltà nello scrivere sotto dettatura, soprattutto se il dettato è troppo lungo e veloce. Non imparerà a memoria le tabelline né sequenze apparentemente banali come i giorni della settimana o i mesi dell’anno.

In Italia nel 2010 è stata approvata la Legge 170, seguita dalle Linee Guida del MIUR del 2011. In seguito alla diagnosi, redatta da un team formato da neuropsichiatra, psicologo e logopedista, gli insegnanti devono formulare e rispettare un Piano Didattico Personalizzato. Questo documento evidenzia i punti deboli e i punti di forza dell’alunno dislessico e individua gli strumenti compensativi (ad esempio la tavola pitagorica, la calcolatrice, il computer con sintesi vocale e correttore ortografico, schemi e mappe mentali durante lo studio e le verifiche) e le misure dispensative (minor carico di compiti, non leggere ad alta voce, non copiare dalla lavagna, non scrivere sotto dettatura o prendere appunti) a cui avrà diritto.

Tuttavia, solo tenendo conto della unicità di ogni alunno dislessico e consentendogli di sfruttare le proprie potenzialità, l’intuito, la creatività, il pensiero laterale, la capacità di operare collegamenti a volte sorprendenti, si potrà trasformare una difficoltà in una decisiva marcia in più.

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