Mamme attente alla sindrome del burnout

Stanchezza, senso di inadeguatezza e distacco dai figli: molte donne, logorate da obblighi e aspettative familiari, provano una sindrome finora associata soltanto al campo del lavoro

Quando sono piccoli sono adorabili ma ci fanno impazzire con i loro capricci e ci costringono a notti insonni, quando crescono e diventano adolescenti ci fanno sentire dei nemici da combattere o, nella migliore delle ipotesi, da evitare accuratamente. Li abbiamo desiderati, voluti, cercati, ci hanno dato le soddisfazioni più grandi, ma che fatica i figli

Ci giriamo indietro, pensiamo a quando – solo pochi anni fa – la nostra vita era spensierata e leggera, potevamo prenderci un aperitivo con le amiche, andare al cinema, organizzare cene a casa nostra. Tutto ciò che prima sembrava normale è diventato un’impresa ciclopica da quando sono arrivati “loro”. I figli sono la nostra gioia e la nostra sofferenza, ma questa seconda faccia della medaglia è spesso difficile da ammettere e da confessare perfino a noi stesse.

La cultura della famiglia condivisa nella nostra società ci induce a ritenere normale che sia la donna ad occuparsi dell’accudimento dei piccoli. Il modello “padre che lavora e mamma che cura i figli” è duro a morire (anche quando le mogli sono delle professioniste affermate e guadagnano più dei mariti), pertanto ci troviamo spesso a riprodurre i comportamenti delle nostre mamme, come siano parte di un karma immodificabile.

Ci prendiamo carico della cura dei figli dalla A alla Z, rischiando di sovrastimare le nostre energie. Quando il figlio piange di notte, chissà perché, lo sentiamo sempre prima noi. Inventiamo funambolici incastri di agende per riuscire a portarli a nuoto o alla lezione di pianoforte, quando bisticciano con l’amichetto o l’amichetta ci siamo sempre noi ad “indagare” per allontanare da loro la tristezza. E quado c’è da rimproverarli? Chissà perché papà si eclissa, preferendo condivisioni più ludiche e spensierate con i marmocchi.

Difficile ammetterlo, ma tutto questo per noi è fonte di stanchezza, stress, malumore. Si può parlare di burnout, un termine tecnico utilizzato in particolare per descrivere il disagio che provano le persone che lavorano in ambiti assistenziali quali ospedali, case di riposo, centri di accoglienza.

Secondo uno studio condotto in Belgio dalla Université Catholique de Louvain, questa forma di strass – che combina stanchezza, senso di inefficienza e distacco emotivo dai figli – riguarda il 12% delle mamme. Questa sindrome, riscontrabile presso qualsiasi organizzazione del lavoro, è associabile a tutte quelle mamme che con il “coltello fra i denti”, spesso a prezzo della salute, lottano giorno e notte per cercare di fare quello che ritengono giusto e irrinunciabile per i propri figli, in termini di cura, educazione, presenza.

Un quadro di quanto logorante sia la vita di chi, senza risparmiarsi, rinuncia a se stessa per dedicarsi anima e corpo a famiglia e figli lo dà “Tully”, il nuovo film con una magistrale Charlize Theron che sbarca nella sale proprio in questi giorni. Una pellicola da vedere, per riflettere su come prendersi cura degli altri – senza crearsi opportune valvole di sfogo – possa avere delle ricadute anche molto gravi sul proprio equilibrio psico-fisico.

Mamme attente alla sindrome del burnout