Littizzetto, l’affido e l’essere mamma più di cuore che di utero

Si può essere madre in modi diversi. Luciana Littizzetto è una mamma "più di cuore che di utero", una definizione che ci piace. E non perché, con un virtuosismo linguistico, combina due parole chiave nella vita di una donna.

Lucianina, otto anni fa, ha deciso con il compagno Davide di far entrare a casa sua Jordan, oggi sedicenne, con la sorella Vanessa, diciannove anni. Una scelta, quella dell’affidamento, che non richiama applausi o frasi di circostanza: "Non ho mai avvertito questa necessità della maternità biologica", ha raccontato la conduttrice di Sanremo a Vanity Fair, che le dedica la copertina del numero in edicola da oggi.

"Neanche di avere in casa un bambino piccolo. Anzi: mi ero già avvicinata alla comunità dove stavano loro due, l’idea era proprio di prendermi cura di ragazzi più grandi. Per me era una cosa sociale. Ma mi sono scontrata con la verità che non è solo una cosa sociale, perché i bambini quando arrivano a casa vogliono la mamma, e piangono, e hanno la febbre. L’inizio è stato da panico perché pensavo: devo compensarli di quello che non hanno avuto, devo essere una mamma perfetta. Primo, niente parolacce… Finalmente, un giorno, ho fatto uno switch leggerissimo ma fondamentale. Faccio quello che posso, faccio la mamma come sono io, che sono diversa dall’impiegata o dalla vigilessa, perché faccio la cretina di professione".

L’affidamento è una scelta che, intrinsecamente, comporta l’eventualità di una scadenza, di un abbandono. Così preparano gli assistenti sociali, i genitori affidatari

Nel caso specifico la madre biologica, avendo perso la patria potestà, non poteva accampare diritti. E’ stata Luciana a volere che i contatti ci fossero. "Quel pezzo di passato esiste, e io ho insistito perché ce lo facessero stare, perché è una parte di te, e se cerchi di rimuoverlo poi è difficile da gestire. Prima o poi ci devi fare i conti, e perdonare". E c’è, all’orizzonte, un progetto ancora più generoso. "Un’esperienza che mi piacerebbe fare: l’affido dei neonati, i bambini piccoli piccoli che, in attesa di andare in adozione, hanno bisogno di cure e accoglienza in questo momento di passaggio. Dev’essere difficile, perché ti affezioni, le pretese crescono dentro. E’ un esercizio di amore gratuito. Vorrei provare". 
 

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