L’inserimento al nido: come affrontare il primo distacco

Dobbiamo tornare al lavoro e abbiamo già iscritto il nostro piccolo al nido, ma questo primo distacco è un momento molto delicato. Vediamo quali sono i consigli della Dott.ssa Giulia Marchioli per affrontare l’inserimento.

Come si fa a capire se il bambino è pronto per il nido?
“Non esistono parametri precisi per capire se un bambino è pronto per l’inserimento al nido. Il nido non è un’esigenza del bambino, ma della famiglia, perciò il piccolo non deve essere per forza pronto”.

Quindi facciamo bene o no a mandarlo al nido?
“Il fatto che il nido non sia un’esigenza del bambino non significa che sia un’esperienza negativa. Anzi, un buon nido può costituire un’esperienza di crescita importante. Nella prima infanzia l’ideale sarebbe restare con la mamma, ma se il nido risolve i problemi della famiglia e contemporaneamente rispetta il bambino, non c’è nessun problema a mandarci il nostro piccolo.”

A che età è consigliabile inserirlo al nido?
“L’età in cui il bambino fa meno fatica a inserirsi al nido è dopo l’anno di vita. Si tende a pensare che più il bambino è piccolo, meglio si adatterà al nido, ma questo non è vero: in realtà più il bambino è piccolo, meno strumenti ha per protestare, ma ciò non significa che non soffra. L’età più sbagliata è l’8° mese, momento in cui il bambino comincia ad aver paura delle persone estranee e sente forte il bisogno delle figure familiari.”

Quanto dura l’inserimento?
“Tutti i nidi, sia pubblici che privati, seguono regole ben precise per l’inserimento. Si inizia sempre con un inserimento graduale che di solito dura almeno 15 giorni o anche di più e inizialmente la mamma deve essere presente. Per sicurezza, quindi, conviene iniziare l’inserimento almeno un mese prima di riprendere a lavorare, così da garantire al bambino tutto il tempo di cui ha bisogno per adattarsi al nuovo ambiente.”

Come avviene l’inserimento?
“L’educatrice fornisce istruzioni precise. All’inizio il bambino resterà solo 2 o 3 ore al nido con la presenza costante della mamma. La mamma non deve fare nulla, deve solo stare seduta tranquilla a portata di vista del figlio. La presenza rassicurante della mamma gli permetterà di esplorare il nuovo ambiente senza provare sensazioni di angoscia.”

Cosa non bisogna fare durante l’inserimento?
Un errore abbastanza ricorrente è quello di entrare in comunicazione con gli altri bambini, perché il nostro piccolo si ingelosirà immediatamente.
In secondo luogo, se il bimbo vuole starci vicino, non dobbiamo spingerlo ad andare a giocare, altrimenti penserà che non vogliamo stare con lui.
Infine, è molto importante salutare sempre il piccolo prima di allontanarsi, anche se sta giocando. Quasi sicuramente si metterà a piangere, ma se ci allontaniamo di nascosto il bambino si sentirà ferito e ingannato, e penserà di essere stato abbandonato.”

Cosa bisogna fare se il bambino piange?
“E’ normale che il bambino pianga, perché il pianto è il suo modo per esternare un dispiacere che non sa esprimere a parole. Gradualmente il piccolo capirà che la mamma anche se va via poi torna, e imparerà a superare l’angoscia del distacco, facendo un’importante esperienza di crescita.”

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