Il ciuccio

La prima raffigurazione di un antenato del ciuccio risale al 1506 in un dipinto della Madonna con Bambino di Albrecht Dürer dove il Bambino tiene in mano un sacchettino fatto con uno straccio.
Oggi è diventato un oggetto molto diffuso, tanto che negli ultimi 15 anni viene utilizzato da più del 70% dei bambini.

Per il bambino la suzione è un gesto istintivo ed è presente ancora prima della sua nascita: a partire dal quinto mese di gravidanza si può infatti scorgere il feto con il dito in bocca.
Una volta nato, la suzione per il bambino non significa solo nutrirsi ma diventa un’esigenza fisica e psichica fondamentale. La bocca è infatti l’organo dove si concentrano le sensazioni piacevoli e viene usata dal bambino per consolarsi; succhiando il ciuccio prova sicurezza e appagamento perchè gli ricorda il contatto con la mamma durante la poppata.

Lati positivi nell’uso del ciuccio
La suzione provoca la secrezione di endorfine, gli ormoni del benessere, che hanno la funzione di infondere calma e tranquillità. Il ciuccio serve quindi nei momenti di tensione per infondere rassicurazione; è un vero amico del bambino perchè lo aiuta nei momenti difficili, quando avviene un distacco dalla mamma o dal papà (per esempio al momento della nanna).
Inoltre l’uso del ciuccio è da preferire rispetto al succhiare il pollice: l’abitudine di succhiare il dito è più difficile da tenere sotto controllo e poi da perdere rispetto all’abbandono del ciuccio; ed è più dannosa per la normale crescita di bocca, palato e denti.
Uno studio condotto nel 2006 ha inoltre scoperto che l’uso del ciuccio durante il sonno riduce il rischio di SIDS per il neonato.

Lati negativi nell’uso del ciuccio
è importante però che il ciuccio non diventi un’abitudine per non creare nel bambino una dipendenza psicologica da ciuccio. Meglio quindi non ricorrervi ogni volta che il bambino piange o fa i capricci.
Comunque è dopo i 2 anni che il ciuccio potrebbe causare problemi. L’uso prolungato ed eccessivo del ciuccio può influire sulla normale crescita del palato, dei denti e dei muscoli facciali. In più l’abitudine a tenere qualcosa in bocca mentre si parla può ritardare l’acquisizione di una corretta pronuncia delle lettere s, z, t, d.

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