I nuovi papà, in carriera ma super mammi

Fabrizio è uno dei nuovi papà-mammi che è riuscito a conciliare carriera e figli. E che pensa che la qualità del tempo passato con loro valga molto più della quantità

Dopo la prima generazione di nuovi papà, quelli che avevano cominciato a cambiare pannolini, preparare pappe e stare più tempo coi figli, oggi ci troviamo di fronte ad una seconda generazione, quella dei “papà-mammi”.

Sono i papà orgogliosi di esserlo. Che non credono più nella divisione dei ruoli e si interscambiano con le mamme nell’accudire i bimbi (spesso prendono il congedo di paternità per permettere alle compagne di tornare a lavorare prima).

Sono quelli che non sono più padri padroni, ma nemmeno Peter Pan dediti solo a giocare, convinti che si debba essere autorevoli, non autoritari.

I papà che credono che la qualità del tempo passato coi figli valga più della quantità.

E che non hanno paura di perdere fascino agli occhi delle proprie mogli. Perché essere presenti e responsabili li rende più attraenti ai loro occhi.

Sono quelli come Fabrizio, marito di Priscilla, creatrice e super impegnata con il suo Family Welcome, blog a misura di bambino.

Fabrizio e Priscilla hanno un bambino di 5 anni. E Fabrizio un lavoro importante in una multinazionale, che lo porta a viaggiare molto. Ma quando è a casa aiuta la moglie a fare la spesa, a portare il bimbo a scuola, a cucinare. E nei week end, indossa il camice bianco e tiene corsi di cucina per bimbi.

1. Qual è il segreto per conciliare carriera, famiglia e bambini?
Tutte e tre le cose sono importanti e complementari: senza un attività ed una crescita professionale non c’è una gratificazione personale ed uno stipendio che permetta di dare alla propria famiglia e ai figli le stesse o maggiori opportunità nella vita che abbiamo avuto noi.
La combinazione perfetta è avere la possibilità di fare un lavoro che ti gratifichi e al tempo stesso ti lasci del tempo per te stesso e la tua famiglia.
Il secondo punto importante è staccare dal lavoro completamente una volta finita la giornata lavorativa e dedicarsi completamente ai propri figli, anche solo per un’ora. Ma quel tempo dev’essere solo loro. I bambini lo capiscono e lo apprezzano.

2. Non è la quantità, ma la qualità del tempo che fa la differenza?
Se passate una giornata intera con vostro figlio e state tutto il tempo a navigare o chattare con il telefono, oppure trascorrete con lui solo un’ora costruendo un’astronave, per cosa sarà più contento?
Per esperienza diretta posso dire che anche 20 minuti dedicati interamente a loro fanno la differenza.
Per il tempo che trascorre non possiamo fare nulla, ma su come impiegarlo sì, ed oggi per me la qualità è diventata ancora più importante.

3. Da cosa è nata, e perché, la voglia di mettersi a fare corsi di cucina per bambini?
Nasce da lontano e da due mie grandi passioni: la cucina e giocare con i bambini.
Fin da adolescente ho fatto l’animatore per le feste di bambini, poi durante l’università ho aiutato una zia nell’organizzazione di un asilo nido.
La cucina è un luogo dove ho sempre vissuto e fin da piccolissimo amavo mettere le mani in pasta. Mi piaceva accompagnare mia madre al mercato per fare la spesa.
Nel tempo questa mia passione è cresciuta anche attraverso i corsi di cucina che ho fatto e le persone che ho conosciuto durante la mia vita.
Unendo queste due passioni, sono nati i corsi di cucina per bambini durante i quali mi diverto con loro, tirando fuori il bambino che è in me.
Una cosa che non smetterà mai di sorprendermi è la loro capacità di apprendere come delle spugne.

4. Quali sono le maggiori soddisfazioni che ti dà?
Oltre alle cose già dette, sicuramente i loro sorrisi e la soddisfazione che traspare dai loro visi quando terminano una preparazione. Ma anche il rispetto spontaneo, non ancora imposto da etichette.

5.Ti senti parte di questa seconda generazione di papà-mammi, che oltre a saper cambiare pannolini e fare pappe, uniscono l’amore alle regole, autorevoli ma non autoritari?
Assolutamente sì, noi in Italia purtroppo ci stiamo arrivando tardi anche per un fattore culturale: è la donna che deve pensare alla casa a ai figli. Questa visione retrograda non mi appartiene, anche se molti  uomini vi sono tuttora ancorati.
Io ho avuto la fortuna di essermi dovuto occupare quasi totalmente di mio figlio nei suoi primi giorni di vita. Per me è stata una grossissima fortuna perché ho stabilito con lui un legame unico e fortissimo.
Sicuramente sono esigente ed autorevole come papà, ma non mi stanco mai di baciare ed abbracciare mio figlio o guardarlo mentre dorme. La cosa che mi piace di più e non mi vergogno a confessarlo è accarezzare i suoi capelli.

5. Sei d’accordo con la teoria che non esistono più divisioni di ruoli tra papà e mamme, tutti fanno tutto?
Anche su questo sono perfettamente d’accordo. La famiglia vincente è quella in cui tutti fanno tutto aiutandosi a vicenda, dove ciascuno compensa le mancanze dell’altro.
Ognuno ha il proprio carattere, si tratta solo di fare le cose che riescono meglio all’uomo o alla donna senza invidie, falsi complessi o competizioni, perché alla fine si vince insieme.
Ritornando alla famiglia sicuramente ci sono dei papà che sono portati a fare di più delle mamme o il contrario, si tratta solo di rompere con i vecchi schemi in quanto non ci sono mai state delle regole scritte, solamente vecchi retaggi sociali.

6. Sei riuscito a conciliare lavoro e famiglia. Cosa ne pensi dei papà che chiedono il congedo parentale, sacrificando la propria carriera, per agevolare le proprie compagne?
In nord Europa è una pratica comune, io ho conosciuto parecchi papà che lo hanno fatto, per agevolare la mogli nella propria carriera e la trovo una cosa giusta.
In Italia non è ancora molto sviluppato, io nel mio piccolo lo sto facendo da due anni cercando di appoggiare mia moglie nella sua nuova impresa. Per esempio non chiedendo un trasferimento all’estero che mi permetterebbe di crescere più velocemente.
Per questo non mi sento “castrato”, anzi mi posso dedicare maggiormente alle mie passioni come quella dei laboratori di cucina per bambini, dove coinvolgo sempre mio figlio. All’inizio era molto geloso, oggi essendo stato promosso a mio aiuto Chef si sente molto fiero!

7. Qual è il più grande errore che un padre può commettere?
Di istinto mi viene da dire far fare al proprio figlio le cose che avremmo voluto fare noi e non ci siamo riusciti.
Il ruolo primario del genitore è quello di educare, ovvero riuscire a trasmettere il valore delle cose, di modo che i figli siano in grado di esprimersi nel rispetto di questi valori. Non secondo leggi esterne imposte, ma secondo leggi morali e culturali.
Un errore grave sarebbe quello di imporre cose o decisioni. Dovremmo cercare di consigliare, per far arrivare i nostri figli in maniera autonoma alle loro scelte.

8. Quale sarebbe la cosa più bella che tuo figlio potrebbe dirti?
“Papà ti voglio bene ma non sperare che ti faccia vincere a uno contro uno solo perché sei vecchio, te la dovrai sudare la palla!”
E quando sarà più bravo e mi batterà a basket o arriverà prime di me in una gara di corsa (sempre che li scelga come sport), sarò contento per lui.

9. Un’ultima cosa: carriera, figli e …moglie. Come riuscite a ritagliarvi spazi?
Bisogna avere pazienza, come con i bambini, e saper accettare i cambiamenti inevitabili con  il passare degli anni. Ma io sono convinto che, come per tutto il resto, se una cosa si vuole, la si ottiene.
Anche se il tempo a disposizione sarà sempre di meno , quello che è importante è cercare di stimolarsi a vicenda e mantenere uno spazio per sé e per la coppia.

Copyright foto: Francesca Cao

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

I nuovi papà, in carriera ma super mammi