Mamme, attenzione alle fotografie dei vostri bambini su Facebook

Condividere può essere piacevole e divertente, ma comporta dei rischi. Serissimi

La tentazione è notevole, lo sappiamo. Fattori come la distanza, il desiderio di rendere partecipi amici e parenti lontani o la partecipazione a gruppi o pagine che abbiano come temi l’infanzia e condividere aiuta a conoscere e a trarre suggerimenti, ma il rischio derivante dall’esagerata pubblicazione di foto dei propri bambini implica conseguenze su cui soffermarsi a riflettere.

In questo percorso attraverso i social e Facebook in particolare, il pericolo però che quegli scatti possano trovare una destinanzione diversa dalle nostre intenzioni è assai più frequente e concreta di quanto si immagini. Sopratutto se si pubblica  nella piena inconsapevolezza del significato di quel tasto condividi. Basterebbe un semplice intervento di selezione delle impostazioni del proprio profilo Facebook per contenere le possibilità di attirare effetti indesiderati.

Queste impostazioni sono un optional sconosciuto a buona parte degli utenti saltuari che pubblicano immagini senza selezionare dalla tendina, quasi invisibile ai più inesperti, a quali amici è destinato quel contenuto. Così le foto relative a un parto, a una nascita a una ecografia possono finire nella timeline di persone con cui non vantiamo una simile confidenza. E che con quel banale click, sul tasto della condivisione, apre la foto a una famiglia allargata su cui l’esercizio del controllo non potrà mai risultare completa innescando un’attenzione da parte di personaggi ambigui.

Non è solo il timore di stimolare adescatori e pedofili in Rete, a suscitare interrogativi sull’opportunità di condividere questi contenuti sui social, Facebook in particolare, ma l’osservazione di un crescente bisogno di acquisire un ruolo su un palcoscenico virtuale fondato su fan, like, condivisioni.

Una concorrenza fondata su primati irrisori, irrilevanti e che comunque condizionano le scelte di un genitore che adeguandosi a convenzioni non si è posto le domande giuste o no ha avuto modo di accedere a una valutazione più prodfonda delle implicazioni. Il tema, delicato, ha costituito materia di approfondimento di ripetuti interventi anche da parte del Garante della Privacy e l’Autorità per i Minori trascinati a forza nel vortice del cyberbullismo e che hanno prodotto delle indicazioni di massima su cui le polemiche, alimentate anche dalle proteste del Moige dopo i casi di cronaca.

Da ultima quella che ha interessato la decisione di facebook di far saltare gli schemi e di consentire la condivisione ai propri iscritti dai 13 ai 17 anni anche di scatti al di fuori della propria cerchia degli amici.

Una valutazione dettata da possibilità di ampliare i margini di profitto accedendo a una fascia di possibili consumatori da sottoporre a un bombardamento di prodotti in linea con le loro capacità d’acquisto. Nulla a che vedere né con i vostri intenti di rendere partecipi amici e parenti o di esprimere orgoglio, soddisfazione postando frammenti della vostra vita lì. Nel mondo virtuale.

 

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