La fatica invisibile delle mamme

L'importanza di sfogarsi ed essere solidali con chi è nella nostra stessa condizione: sosteniamoci, comprendiamoci, siamo sulla stessa barca

Sono una mamma di due bambini e come tante ho riadattato la mia quotidianità a misura di Coronavirus. Da fine febbraio la mia vita ha cambiato il suo corso, e con la mia quella dei miei figli, entrambi in età prescolare. Quello che sembrava essere in un primo momento uno pit stop si è trasformato in un fermo che perdura da quasi due mesi.

Ho la grande fortuna di lavorare da casa, a tempo pieno. Dico grande fortuna perché alcune delle miei amiche e conoscenti si trovano già da tempo in cassa integrazione. Altre hanno contratti in scadenza che non saranno rinnovati. Altre gestiscono attività che non sanno ancora quando e se riapriranno. In mezzo a tutto questo casino (e preoccupazioni) gestiscono famiglia, casa, genitori anziani.

Ho diverse chat di mamme sul telefono, due le più attive. Una è quelle della mamme perfette, che fanno a gara a sommergere le altre di foto di lavoretti e ricette buone-ma-sane. Quelle che a inizio pandemia, quando a un certo punto sembrava fossimo pronti a ripartire l’oggi col domani dicevano: “Mi mancheranno tanto i miei cuccioli quando torneranno a scuola”. Posso dirlo? Io amo i miei figli ma non vedo l’ora che tutto torni alla normalità.

Ma torniamo alle chat. L’altra è quella delle mamme che ho conosciuto al Consultorio di quartiere (realtà fantastiche che andrebbero sostenute maggiormente), che si è risvegliata d’un botto ieri sera, dopo lo sfogone di una di noi. Lavoratrice in smart working, due figli uno dei quali particolarmente turbolento, marito, genitori anziani anche loro bisognosi di qualche aiuto. Questa mamma concentra in poche righe tutta la sua stanchezza, la frustrazione, la mancata visione di una luce in fondo al tunnel, concludendo con un “Scusate ma non ce la faccio più“. E da lì in poi una a una ci facciamo sentire tutte, ci raccontiamo, ci sfoghiamo. E ci tiriamo su il morale a vicenda, perché siamo tutte sulla stessa barca.

Basta un attimo per aprire il proprio cuore. Provare empatia. Basta un attimo per uscire dall’apnea, riemergere dall’acqua e alzare una mano: «Ci sono anche io, nuoto ma annaspo». Stiamo bene, nessuno si è ammalato finora, ma la situazione è difficile per tutti. Per i bambini, certo, ma anche per noi mamme. Ci raccontiamo a vicenda le nostre giornate, tra telelavoro e scleri dei nostri piccoli, la costante preoccupazione a 360 gradi (salute, lavoro, soldi, futuro…) che ormai ci accompagna come un fedele cagnolino. E mariti non sempre collaborativi. Perché, diciamoci la verità, chi si preoccupa che i bambini stiano facendo una dieta equilibrata, non guardino troppi video e tv, o che si cimentino nei lavoretti che ci mandano via mail le maestre? Siamo noi mamme, non certo i papà. E lasciamo perdere tutto il resto.

Dopo una pioggia di messaggi ci salutiamo con il cuore più leggero.
Buonanotte ragazze.
Dai che ce la facciamo.

Se c’è qualcuno che in queste settimane si è preso sulle spalle gli equilibri famigliari, ha dovuto conciliare tempo di lavoro e di vita, beh, quelle sono state le donne. E tu oggi le vuoi tenere fuori dalle decisioni sull’Italia che verrà? Ma con chi devi parlare di come riaprire le scuole, se non con le donne? (Emma Bonino al Corriere della Sera, aprile 2020)

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

La fatica invisibile delle mamme