DSA e superpoteri: l’importanza della musica

DSA e superpoteri: l'importanza della musica per gli studenti con disturbi specifici di apprendimento

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DSA e superpoteri: l’importanza della musica per gli studenti con disturbi specifici di apprendimento.

“Sei speciale, non anormale. Hai un superpotere. Si impara ad usare”.

Così canta Beatrice Lambertini nella canzone Superpotere, in cui racconta le difficoltà scolastiche di una ragazza con DSA che col tempo impara a considerare un superpotere quello che gli altri vedono come un disturbo. Con Beatrice abbiamo parlato di DSA e musica, di creatività e superpoteri.

“Tenere il tempo” 

Il video della canzone Superpotere inizia con una scena di vita quotidiana: Beatrice corre, ma non riesce a prendere l’autobus perché è in ritardo. “Quella scena rappresenta la differenza della percezione del tempo tra la società e quello che sentiamo dentro noi DSA. È come se avessimo un orologio tutto nostro e ci sembra che il tempo si dilati”.

Un ostacolo non da poco nella società di oggi in cui le persone sono sempre di fretta. Ci si sente diversi e lenti e persino fissare un appuntamento diventa difficile: se l’orario di ritrovo previsto sono le “6 meno 20” per un ragazzo con DSA non è scontato capire che si tratta delle 5.40. Dire “6 meno 20” confonde perché obbliga a fare il calcolo e inverte l’ordine temporale.
Nonostante questa relazione complicata con il tempo, Beatrice dice di essere riuscita a “farselo amico”. Come? Comprendendo che la capacità di soffermarsi di più sulle cose, prendendosi il proprio tempo a costo di sembrare lenti, è un pregio. Anche e soprattutto in un mondo che va veloce come il nostro!

Voci fuori dal coro

La diversità, però, può suscitare incomprensioni con gli altri. E quando in terza media si scopre di essere discalculici, non è semplice integrarsi alle superiori fra compagni che non sanno cosa significhi DSA e non accettano che alcuni possano avere più tempo per le verifiche e usare le mappe mentali. Da qui all’emarginazione e alla presa in giro il passo è breve. E c’è persino chi pensa che la dislessia sia una malattia che si attacca dando un morso a un panino.

Anche i professori non sempre comprendono le esigenze degli studenti con DSA. Un giudizio negativo, soprattutto se esposto pubblicamente davanti a tutta la classe, sa di sentenza sulla persona e di umiliazione, da cui è difficile riprendersi. È il periodo della fobia scolastica per Beatrice, che però gradualmente riesce a vincere la paura di tornare a scuola anche grazie a insegnanti disponibili che abbandonano il loro “posto di comando” dietro la cattedra per stare al suo fianco.

Poteri magici    

Così pian piano, con un grande lavoro su se stessa, con l’aiuto del teatro, del doposcuola Anastasis per ragazzi con DSA e della Music Academy di Bologna, Beatrice impara a concentrarsi sui suoi pregi invece che sui difetti, ricostruendo quell’autostima che aveva perso. La fantasia e la passione per la recitazione la aiutano a studiare, affrontando le pagine di un libro come fossero le parti di un copione. La memoria fotografica compensa la difficoltà nel leggere le note sullo spartito. La voglia di capirsi fra persone che non la capiscono la porta a guardarsi dentro e a guadagnare una consapevolezza di sé invidiabile.
È così che quello che per gli altri è un disturbo per Beatrice diventa un
superpotere. “Una trasmissione reciproca di gioia fra me e le altre persone”. È questa per Beatrice la definizione di superpotere. Perché se fai qualcosa che ti piace, trasmetti la tua gioia agli altri che a loro volta te la restituiscono. Proprio quello che le succede quando recita e canta.

La forza della musica

La musica è un mezzo per comunicare con le altre persone. Per Beatrice è “una fiamma che nessuno può spegnere”, uno strumento di espressione che va oltre le restrizioni della politica e della società. Lo dimostra la storia degli schiavi afroamericani costretti a lavorare nelle piantagioni di cotone senza diritti, che attraverso il blues hanno conquistato la libertà di esprimersi. E per Beatrice è stato così quando nell’adolescenza non riusciva a farsi capire dagli altri e ha trovato nella musica un modo per comunicare ciò che a parole non riusciva a dire.

I suoi modelli? Gli insegnanti di musica dell’Accademia, che le hanno insegnato a credere nelle sue passioni nonostante gli scogli da superare, e Mika! Anche lui non ha avuto vergogna di raccontare le sue difficoltà a scuola con i compagni e così è diventato, oltre che un modello a livello musicale, un punto di riferimento in cui potersi ritrovare. 

Scuola di creatività

La creatività è un po’ come l’intonazione: alcuni sono più dotati di altri, ma si può esercitare, basta essere determinati a farlo. Il legame tra dislessia e creatività, però, non è casuale. Una persona con DSA prova un senso di inadeguatezza che la porta a ricercare nuove forme di espressione che non sono quelle proposte dalla scuola, per lo più teoriche. Per questo il fatto che i dislessici si rifugino nella creatività è una “cosa inevitabile”.

Aiuto reciproco

Altrettanto inevitabile è cercare aiuto negli altri. E Beatrice è contenta di aver trasmesso, con il suo brano Superpotere, un messaggio positivo per tanti ragazzi e ragazze DSA che si sentono incompresi. Il suo consiglio è quello di concentrarsi su ciò che sanno fare, di trovare qualcosa che dia loro gioia, di non aver vergogna di parlare con gli adulti, genitori e insegnanti, delle loro paure e di cercare di instaurare relazioni positive con i coetanei per sentirsi “una squadra di supereroi”.

La cosa più importante? Rimanere se stessi senza lasciare che gli altri ci cambino perché, come dice Beatrice, “voi siete quello che pensate di voi stessi e non quello che gli altri dicono o pensano di voi”!

 

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