“Sei voluta diventare mamma? Cavoli tuoi”. E no, non è così che dovrebbe essere

La crisi economica, l'emergenza sanitaria e la mancanza del tempo libero: a pagare le conseguenze di tutto sono le donne

Uno sguardo alla situazione generale in epoca di pandemia restituisce uno scenario tutt’altro che confortante. Alla parola emergenza sanitaria se ne sono aggiunte altre ancora più terribili, come la mancanza delle emozioni autentiche legate al piacere, la perdita di numerosi posti di lavoro e la crisi economica.

Ma a pagare lo scotto maggiore di questa situazione sono le donne. Lo conferma il il rapporto 2020 su Povertà ed esclusione sociale in Italia, redatto dalla Caritas Italiana di cui vi abbiamo già parlato e che restituisce una serie di informazioni davvero scoraggianti. Secondo le statistiche recenti, infatti, le nuove povere in Italia sono le donne.

E lo sono, lo siamo, perché e a noi che viene chiesto il prezzo più alto da pagare, come quello di rinunciare al lavoro e al tempo libero per i figli. Una situazione, questa, che si perpetua da secoli, ma che si è acuita ancora di più in questo periodo storico di emergenza sanitaria.

Perché è a noi donne che viene chiesto, anzi imposto, di occuparci di tutto, di farci in quattro per la famiglia, di rinunciare al tempo libero e anche al lavoro, se è necessario, perché poi chi si occupa dei figli? Non di certo la controparte maschile.

E questa è una realtà che genera del malcontento tra tutte le donne, e la conferma ci è arrivata proprio quando, per caso, abbiamo letto uno sfogo sulla pagina Facebook di Mammansia che ci ha fatto riflettere molto e che vi riportiamo qui di seguito:

Hai voluto fare i figli? Arrangiati stronza
Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!
La scuola non è un parcheggio.
La scuola non è un diritto.
Ah vuoi anche lavorare? Chiedi lo smart working.
Non puoi? Licenziati! Hai fatto i figli per sbolognarli a qualcun altro vero?
Devi stare a casa e far seguire le lezioni on line a tuo figlio. E nel frattempo con un altro pc lavorare.
E fare da mangiare, pulire casa e rassettare.
Non ci sono più le donne di una volta, pretendete sempre le comodità.
I nonni? Usali. Non li hai? Arrangiati.
Usa i congedi puoi benissimo pagare mutuo e bollette con il 50% dello stipendio.
Lo vuoi capire che siamo in pandemia e i bambini a scuola seduti al banco con mascherina, amuchinati e distanziati rischiano la vita?
Invece il supermercato è un luogo sicuro.
E anche il tabaccaio.
Lo dice il comitato tecnico scientifico.
Voi mamme siete delle egoiste. I nonni muoiono se i bambini vanno a scuola.
Devi tenerli a casa. Tu. Rinuncia al lavoro.
Sei partita iva? Bene allora puoi lavorare di notte e fatturare da casa.
Ma poi cosa vuoi fare la partita iva, donna devi stare a casa a fare la didattica a distanza.
E non lamentarti che siamo in pandemia.
I rapporti sociali dei bambini ti stanno a cuore? Non capisci che muoiono i nonni? Cosa ce ne frega dei rapporto sociali dei bambini e del risvolto psicologico che stanno subendo.
C’è la pandemia.
Usa la mascherina e tappati quella boccaccia.
Stai a casa.
Rinuncia al lavoro e indossa il grembiule.
Donna pensa solo ai tuoi figli.
La scuola, lo sport, gli amici non sono un diritto. Sono un di più.
Importa solo essere vivi chiusi in casa.
Parole forti e crude che però, nella loro durezza, restituiscono un quadro terribilmente veritiero. Perché nonostante i passi fatti in avanti, paghiamo ancora le conseguenze del retaggio culturale di una società maschilista e patriarcale che non riusciamo a scardinare e che per troppo tempo ha deciso le nostre sorti.
Perché ora anche il lavoro è un privilegio. Perché dobbiamo occuparci della casa e dei bambini, dobbiamo cucinare e fare la spesa, e se è necessario, e se ci è concesso, allora possiamo anche lavorare. E la mancanza di un supporto adeguato, da parte società intera, rende impossibile la conciliazione tra gli impegni. Rende impossibile vivere. Sopravvivere.
E a pagarne le conseguenze siamo noi, oggi. E le generazioni future, poi.

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