Disturbi del sonno nei bambini: quali sono le cause?

Anche i bambini possono soffrire di disturbi legati al sonno: ecco quali sono le cause e cosa fare per prevenirli

I disturbi del sonno, sono molto comuni negli adulti, ma non ne sono immuni i più piccoli.

Ad esserne maggiormente colpiti sono proprio loro, tanto che 1 bambino su 4 al di sotto dei 5 anni di età, ne soffre. Quali sono i disturbi più comuni nei bimbi? Al primo posto c’è la parasonnie (25%), seguita da insonnia (20-30%), irregolarità del ritmo circadiano (7%), problemi respiratori del sonno (2-3%), disturbi del movimento legati al sonno (1,2%) e ipersonnie (0,01-0,20%).

Tutti questi problemi possono manifestarsi in età differenti: se infatti, durante la prima infanzia, possono presentarsi per lo più disturbi legati alla respirazione del sonno o difficoltà nell’addormentarsi, nelle età successive prevalgono quelli legati al ritmo circadiano. Nel periodo dell’adolescenza invece, le irregolarità sono correlate alla poca igiene del sonno.

Alla base di questi disturbi ci sono diverse cause. Tra i fattori che contribuiscono al loro sviluppo ci sono quelli genetici: studi condotti sui gemelli e sulla familiarità, hanno rivelato una marcata influenza genetica proprio nell’insonnia. Anche l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale: i risvegli in piena notte sono più diffusi nei bambini allattati al seno (52%) e sono minori nei neonati nutriti artificialmente (20%).

Abitudini sbagliate come quella di lasciare dormire il bimbo nel lettone, oppure correre subito appena l’infante si è svegliato, possono portare allo sviluppo di queste irregolarità. Anche la depressione materna potrebbe avere un impatto sull’insonnia nel bambino: il 38% delle mamme con figli che hanno difficoltà nel prendere sonno, sono più nervose e più depresse.

Come si possono prevenire i disturbi del sonno? “Molto importante è la prevenzione nel primo anno di vita – afferma la pediatra Emanuela Malorgio, esperta di problemi del sonno – perché le abitudini errate acquisite in questo periodo renderanno più difficile avere un’autonomia di addormentamento anche negli anni successivi”.

Sono diverse le strategie da adottare soprattutto nel primo anno di vita e che vanno poi consolidate negli anni successivi. Una di queste può essere quella di evitare che il bimbo si addormenti in ambienti sempre diversi, piuttosto è preferibile abituarlo a una sola camera. Anche rispettare un determinato orario per andare a dormire o separare la fase dell’allattamento al seno o al biberon da quella della nanna, possono fare la differenza.

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