Come impostare lo svezzamento del tuo bambino

Lo svezzamento è un punto di svolta anche dal punto di vista psicologico. Parla un esperto

Consulenza scientifica del Dott. Roberto Cornali, Medico Chirurgo, Specializzato in Pediatria

Lo svezzamento è un momento di massima importanza per lo sviluppo del bambino. Dal punto di vista fisico, passare da un’alimentazione a base di latte a una dieta che comprende anche i cibi solidi, comporta numerosi cambiamenti: l’apparato digerente deve trasformarsi per accogliere i cibi solidi e i muscoli del viso devono imparare i movimenti della masticazione. Lo svezzamento, inoltre, è un punto di svolta anche dal punto di vista psicologico: il neonato si trova a dover affrontare il primo vero distacco dalla mamma. In questo primo passo verso l’autonomia è molto importante rispettare i tempi del bambino e permettergli di affrontare i numerosi cambiamenti in modo graduale e circondato da un clima sereno. IL MOMENTO ADATTO
Non esiste un’età standard in cui svezzare un bambino: ognuno ha i suoi tempi e sarà il pediatra a consigliare il momento adatto per iniziare a introdurre i cibi solidi. Di solito lo svezzamento ha inizio intorno ai 6 mesi, ma può cominciare anche più tardi.

In linea di massima, i pediatri consigliano di iniziare lo svezzamento quando al neonato spuntano i primi dentini, chiaro segno che l’apparato digerente è pronto per ricevere cibi diversi dal latte. È per questo che ad alcuni spuntano prima e ad altri molto dopo. Ci sono poi altri segnali che indicano che il piccolo può essere pronto per iniziare a variare la dieta:
–    riesce a star seduto (con un appoggio) e a tenere su la testa;
–    continua ad avere fame anche dopo 8/10 poppate;
–    il suo peso corporeo è raddoppiato rispetto alla nascita;
–    mentre viene allattato si dimostra meno concentrato e viene attratto maggiormente dagli stimoli esterni.

Ricordiamo, inoltre, che lo svezzamento deve avvenire in maniera molto graduale e deve durare almeno alcuni mesi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda infatti di continuare l’allattamento almeno fino al compimento dei due anni.

Evitiamo di cominciare lo svezzamento se il bambino è appena stato vaccinato o se non sta bene: meglio posticiparlo anche se le malattie sono di lieve entità, mentre in caso di problemi all’apparato digerente, come la diarrea, è meglio rinviarlo di almeno un mese. Anche dal punto di vista psicologico, il bimbo deve essere in una fase priva di stress: niente svezzamento se deve affrontare un viaggio, un trasloco o un cambiamento che lo potrebbe “scombussolare”.

RISVOLTI PSICOLOGICI
Lo svezzamento coincide con il primo vero distacco dalla madre e rappresenta, perciò, una fase importante dal punto di vista psicologico nella conquista dell’autonomia. Imparare a mangiare è il primo passo per diventare grandi ed è durante questa fase che, secondo gli esperti, si delineano le abitudini alimentari che condizioneranno l’individuo per tutta la vita.

Quindi è importante affrontare lo svezzamento in modo adeguato e soprattutto senza fretta, per non provocare inutili stress al bambino ma anche alla mamma. Se il piccolo non vuole assaggiare cibi solidi, magari semplicemente non è ancora pronto. Questo è un mondo tutto nuovo per lui, quindi permettiamogli innanzitutto di prendere confidenza con il cibo, lasciando che pasticci con le mani quello che ha nel piatto. Grazie a questa scrupolosa “analisi”, il bambino capirà che la pappa non è una nemica e imparerà presto a mangiare senza fare i capricci.

Questa importante fase di sviluppo psicologico dovrebbe, come tutte le altre del resto, essere accompagnata da un clima sereno e da tanto affetto, così da garantire al piccolo una crescita ottimale. Armatevi perciò di pazienza, di cucchiaino, di ampi bavaglini e magari anche di fogli di giornale per coprire il pavimento intorno al seggiolone: col vostro amore, il bambino affronterà con coraggio la nuova sfida nel mondo dei cibi solidi.

INTRODURRE GLI ALIMENTI
L’introduzione di ogni nuovo alimento deve essere graduale e approvata dal medico. Non forziamo il bambino a mangiare cose che non gli vanno: se seguiamo i suoi gusti mangerà più volentieri. Ricordiamo che gli stessi elementi nutritivi sono contenuti in diversi cibi perciò, se proprio il piccolo non ne vuole sapere di un determinato alimento, conviene non insistere e provvedere a rimpiazzarlo con un altro che abbia gli stessi principi essenziali.

Ogni alimento va introdotto inizialmente in piccole quantità, che andranno aumentate gradualmente. Meglio non utilizzare sale: così il bambino si abituerà a mangiare cibi poco saporiti e, anche da adulto, potrà evitare i problemi che questo condimento comporta soprattutto per i reni e la pressione sanguigna. Per una dieta corretta è meglio non esagerare con la carne, mentre frutta e verdura (in particolare i legumi) fanno bene fin da piccoli. È consigliabile inoltre cuocere i cibi a vapore, evitando così l’utilizzo di troppi grassi.

Infine, è importante introdurre un alimento per volta e aspettare qualche giorno prima di inserirne uno nuovo, così che sia più facile individuare eventuali allergie. Se in famiglia ci sono persone allergiche a determinati alimenti, è consigliabile introdurre i cibi più “a rischio” solo dopo i 9-10 mesi di età per evitare fenomeni di sensibilizzazione.

CONSIGLI ALIMENTARI
–    Se il bimbo durante lo svezzamento non vuole bere, non forzatelo: il brodo che fa da base alla pappa e l’allattamento provvedono a fornirgli abbastanza liquidi.
–    Il brodo di carne non offre vantaggi rispetto a quello vegetale poiché le proteine sono contenute nella carne stessa e non vengono rilasciate nel brodo.
–    Le carni bianche contengono meno grassi saturi rispetto a quelle rosse e sono più semplici da sgrassare (il grasso infatti è a parte e non si infiltra nella fibra muscolare).
–    Sarebbe meglio non usare il dado, ma se proprio non avete verdure fresche scegliete quelli che non contengono oli vegetali o grassi idrogenati, che possono abituare il bambino a sapori troppo decisi.
–    I legumi sono un ottimo alimento poiché contengono una grande quantità di proteine vegetali e sono molto nutrienti. Per evitare i problemi di aria nel pancino bisogna lasciarli in ammollo, cuocerli a lungo e pelarli una volta cotti.
–    All’inizio, le verdure vanno passate, ma dopo 1-2 mesi che si è iniziato lo svezzamento è consigliabile frullarle lasciando dei pezzettini di circa 1 mm, così che le fibre restino intatte e l’intestino possa funzionare regolarmente (ricordatevi di far depositare il frullato per 10 minuti per far uscire l’aria).
–    Il formaggino all’inizio è utile perché è poco saporito e rende le pappe più morbide; assicuratevi però che non contenga polifosfati e sostituitelo gradualmente con formaggi freschi.
–    Le patate sono adatte per addensare le creme di verdure e hanno ottime caratteristiche nutrizionali (bisogna cuocerle con la buccia perché non le perdano).

LA PRIMA PAPPA
Di solito si sostituisce per prima la poppata più vicina a mezzogiorno. La prima pappa deve avere come base un brodo vegetale, che è nutriente ma grazie alla presenza dell’acqua risulta facilmente digeribile. Inizialmente il brodo andrà fatto con una carota e una patata, e dopo qualche giorno sarà possibile aggiungere nuove verdure, ovviamente una alla volta, come zucchine, fagiolini, spinaci, lattuga, sedano e zucca. Per il pomodoro invece, che è un alimento a rischio di allergia, è meglio aspettare ancora qualche mese.

A questa base si possono aggiungere un cucchiaino d’olio e delle farine di cereali, preferibilmente prive di glutine, proteina che in alcuni individui può creare una grave forma di intolleranza (detta celiachia). La pappa comunque deve rimanere piuttosto liquida, perché il bambino all’inizio non è abituato ai cibi troppo consistenti.

Fin dall’inizio dello svezzamento al bimbo si può dare la frutta, omogeneizzata o grattugiata. Da preferire i frutti che sono a minor rischio di allergia, come la pera, la mela o la banana; gli altri potranno essere inseriti dopo l’anno di vita.

Ogni 2-4 giorni si può aggiungere un elemento nuovo alla pappa: si può iniziare con 2-3 cucchiai di passato di verdura, ottenuto triturando la carota e la patata utilizzate per il brodo. La seconda aggiunta di solito consiste in un cucchiaino di formaggio grattugiato, mentre la carne va aggiunta per ultima: da preferire le carni bianche, più facili da digerire (pollo, tacchino, coniglio, agnello); quelle rosse potranno essere aggiunte in seguito. La carne liofilizzata è più indicata rispetto a quella fresca perché non contiene sale, è cotta a vapore, le fibre sono frammentate, viene controllata la quantità di batteri ed è conservata sottovuoto.

LA SECONDA PAPPA
Dopo 1-2 mesi dalla prima pappa, si può introdurre la seconda, che andrà a sostituire la poppata della sera. Spesso dopo questa fase è possibile eliminare la poppata notturna, poiché questa prima “cena” fornisce abbastanza elementi nutritivi per saziare il piccolo fino al mattino.

Al brodo, invece della carne, aggiungiamo del formaggio (di solito grana, parmigiano, crescenza, ricotta, fiocchi di latte o formaggi specifici per l’infanzia) e degli alimenti contenenti glutine, come la pastina o il semolino.

La seconda pappa si prepara facendo bollire per circa un’ora patate, carote, zucchine, insalata, coste, spinaci e sedani e aggiungendo un cucchiaino di olio, due di parmigiano, uno di pastina o cereali o crema di riso e carne liofilizzata.

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