Come educare i propri figli: consigli per mamma e papà

Per avere buoni risultati meglio regole condivise e negoziate insieme

«Io alla tua età avevo già due anni più di te»: sono tanti i neopapà e le neomamme che, convinti di esser più temprati dei propri figli, vivono in realtà il timore di scoprirsi inadeguati e fin troppo simili ai genitori sull’orlo di una crisi di nervi, con i figli che si buttano a terra piangendo e scalciando, miracolosamente salvati dagli angeli soccorritori di Sos Tata. Del terzetto, la più nota è Lucia Rizzi, autrice di Fate i bravi! Dalla tata più famosa d’Italia, regole e consigli per diventare genitori sereni di figli felici.

Ma anche tata Renata (Renata Scola, 34 anni) e tata Francesca (Francesca Valla, 35) hanno deciso di dare alle stampe il frutto delle loro esperienze professionali, scrivendo a quattro mani SOS Tata. Tutti i consigli, le regole e le ricette delle tate per crescere ed educare bambini consapevoli e felici, uscito per le Edizioni Kowalsky il settembre scorso. «Inizialmente – spiega Renata Scola – si era pensato, su sollecitazione della casa editrice, di trasferire su carta il resoconto di quello che avevamo vissuto con le famiglie di volta in volta incontrate. Poi ci è sembrato riduttivo, quindi abbiamo optato per una sorta di manuale, utile ai genitori, scritto a quattro mani».

Tra le tate, c’è chi insiste con rigore sulla disciplina e chi sottolinea maggiormente gli aspetti affettivi della relazione di coppia e dei bambini con mamma e papà: «Non c’è dubbio che – pur avendo di mira lo stesso obiettivo, cioè il benessere dei bambini e delle loro famiglie – ciascuna di noi ha corde diverse e propone un metodo educativo proprio – continua tata Renata – Io per esempio non sono favorevole al principio di autorità, quanto a quello dell’autorevolezza. No, quindi, a imposizioni dall’alto: meglio regole condivise e negoziate insieme».

Spesso i bambini manifestano una certa aggressività, incoraggiata anche dal tipo di giochi (soprattutto per i maschietti) che vanno per la maggiore tra i coetanei: «Si tratta per lo più di eccessi di energie – secondo tata Renata – che si trasformano in frustrazioni perché non usate né correttamente incanalate. Va detto che in determinate età è fisiologico (per esempio nel caso del morso nei bambini di due anni, che ancora non parlano) e dipende anche da una conoscenza del corpo non matura. In generale, il gioco va personalizzato a seconda dell’età e del tipo di bambino».

Proteggerli o lasciare che siano esposti a traumi collettivi come guerre e terremoti? «Metterli sotto la campana di vetro non sarebbe giusto. Certo, l’impatto di certe notizie ha un effetto differente a seconda dell’età: per un bambino di tre anni sapere che altri bambini sono morti sotto le macerie è traumatico. Tuttavia la morte è una triste realtà che non si può edulcorare: bisogna star loro accanto e aiutarli ad accettare e capire».

E’ vero che oggi si smette precocemente di essere bambini? «Sì, ormai già a undici anni abbiamo a che fare con dei preadolescenti che magari già fumano, mentre i genitori, all’ignaro di tutto e desiderosi di vedere i propri figli per sempre bambini – almeno fino a che lo sviluppo fisico non li mette di fronte all’evidenza – vanno avanti ad accompagnarli a scuola fino a quando hanno sedici anni.
Per i genitori è faticoso imporre delle norme, perché le crisi adolescenziali cominciano prestissimo ma durano anche più a lungo, dagli 11 ai 18 anni magari. La cosa importante da fare è attrezzarli per affrontare l’adultità e le loro nuove competenze, invece di coccolarli a oltranza».

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