Centri estivi, costi eccessivi. E i genitori si organizzano diversamente

Continuano a salire i costi dei centri estivi: fino a 648 euro al mese per i privati, 312 per i pubblici. E i genitori cominciano a organizzarsi diversamente

Centro estivo, quanto mi costi! Potrebbe essere tranquillamente il nuovo tormentone estivo, considerati i prezzi sempre più proibitivi dei suddetti, sia privati che pubblici.

Tanto che per molti genitori lavoratori, quelli che non hanno la possibilità di giocarsi il “jolly” nonni, la fine della scuola è diventata un tormento: hanno appena archiviato le fatiche scolastiche, i regali di fine anno alle maestre, la scelta della vacanza famigliare, che si ritrovano catapultati dentro un nuovo incubo. Più che altro economico.

Perché i costi dei centri estivi continuano a salire, e secondo una analisi effettuata dall’O.N.F. – “Osservatorio Nazionale Federconsumatori” – che anche quest’anno ha monitorato i prezzi relativi a tali attività, si sfiorano ormai cifre da capogiro: 648,00 euro al mese a bambino nelle strutture private, 312,00 euro in quelle pubbliche.

Costi che scendono un pochino se si lascia il bambino solo mezza giornata o se si hanno più figli (sconti dal 10 al 30%), ma che restano comunque alti, inaccessibili per molte famiglie italiane, oberate già dalle vacanze d’agosto.

Come si legge nel comunicato stampa di Federconsumatori, “la differenza riscontrata tra pubblico e privato è dovuta a diversi fattori: oltre alle strutture che ospitano i bambini (che per i centri estivi pubblici sono perlopiù istituti scolastici) il costo varia notevolmente anche in base alla tipologia delle attività ludiche e socio-educative svolte. Ce n’è per tutti i gusti, da quelli tematici che offrono corsi di lingua straniera, corsi sportivi, teatrali, full immersion nella natura, a quelli che programmano attività socio-educative a 360”.

La sostanza però non cambia: molte famiglie non se li possono permettere. Ed ecco allora che all’insegna del risparmio, sono nate negli anni passati e si consolidano sempre di più forme di collaborazione: “tate condivise”, che accudiscono fino a 4 bambini; genitori che programmano a turno le ferie per prendersi cura dei propri figli e degli amichetti più stretti, senza contare l’aiuto spesso insostituibile dei nonni.

Non a caso, quest’anno, la vignetta più condivisa in rete è stata questa. E alla luce di quello letto, pare scontato

 

 

 

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