Cellule staminali, donarle o tenerle per sé? Part. 2

Dalla raccolta del cordone ombelicale al suo utilizzo in medicina

(SEGUE)

Prima di arrivare alla conservazione in azoto liquido, il campione di sangue del cordone ombelicale deve essere prelevato e trattato. Il professor Enrico Ferrazzi, primario dell’Ospedale dei bambini Vittore Buzzi di Milano, illustra il quadro normativo e la prassi consolidata in questo settore così delicato dal punto di vista scientifico e sul quale le polemiche sono sempre dietro l’angolo. E si scopre che proprio in Italia, nonostante i preconcetti contro le ricerca sulle cellule staminali fetali, siamo all’avanguardia nella raccolta e nella conservazione delle cellule del cordone ombelicale. E in questo ospedale, intitolato a un industriale del cioccolato morto nel 1985 che finanziò la struttura, la raccolta che fino a qualche tempo fa veniva effettuata soltanto nei giorni feriali, oggi si fa 365 giorni all’anno. Il tema è delicato, anche perché sono sorte in questi ultimi anni società che offrono il servizio di conservazione delle staminali derivanti dal cordone. A prezzi accessibili, ma senza fornire garanzie precise. Motivo per cercare di capirne di più.

Professor Ferrazzi, l’ospedale Buzzi è attrezzato per la raccolta delle cellule staminali dal cordone?

L’ospedale Buzzi di Milano è attrezzato per due tipi di prelievi, sia quello autologo che per la donazione. L’ospedale Buzzi lavora con la banca dei tessuti della fondazione policlinico per le donazioni (cioè per le pazienti che mettono a disposizione il sangue cordonale per banca del sangue), sia per consentire alle pazienti, alle donne che lo desiderano, di avviare la conservazione autologa delle cellule staminali cordonali.

Questa seconda conservazione autologa si fa soltanto in casi eccezionali, di patologie genetiche conclamate?
No, è un argomento eticamente molto delicato. Purtroppo nel nostro Paese quando si parla di salute, poi ci si trova sempre a vedere le cose non con le lenti della scienza, ma con le lenti dell’etica. Nel nostro Paese formalmente è vietata la conservazione autologa, a differenza di quanto avviene in tutto il mondo, perché lo Stato ha privilegiato la donazione delle cellule staminali. Questa è una fattispecie secondo me sbagliata perché quando lo Stato vuole fare lo Stato etico va contro le libertà individuali. E ogni volta che si va contro le libertà individuali si ottengono risultati opposti. La pezza a questa legge illiberale è stata posta dai governi precedenti (centrodestra e centrosinistra in ugual modo) consentendo alla donna di richiedere una autorizzazione ministeriale individuale per la conservazione autologa. L’autorizzazione viene accordata sempre, è solo una sorta di piccolo fastidio formale a cui il cittadino si deve sottoporre.

Quindi lo scenario qual è?

Formalmente la raccolta a fini di conservazione autologa è vietata, salvo eccezioni. Ma cosa succede? Che se noi fotografiamo un anno, il 2008, nei circa 200 centri di raccolta pubblici sono state raccolte in modo adeguato circa 2300 sacche di sangue cordonale donato (raccolta eterologa), mentre sono state raccolte in parallelo circa 10mila sacche per conservazione personale (raccolta autologa). Questo su circa 160mila parti (secondo dati del Centro nazionale trapianti sezione Centro nazionale sangue – ndr). Quindi questa potenziale fonte di salute rimane un evento marginale e comunque l’eccezione ha superato la regola. Con un grave problema, che essendo un’eccezione non è regolamentata. Senza nessuna necessità di accreditamento di qualità chiunque può erogare questo “servizio” di conservazione e preparazione delle cellule staminali. Essendo un mercato commerciale, appunto senza regolamentazione, sono sorte alla periferia dell’Italia, in Svizzera, in Belgio e in altri Paesi, banche private di crioconservazione delle cellule staminali senza alcuna regola. Essendo aziende non italiane lo Stato non può tutelare in nessun modo i nostri cittadini. Si inizia con il negare una libertà di disporre liberamente dei propri tessuti biologici e si finisce con il mettere i nostri cittadini in balia di chiunque si dica capace di conservare cellule staminali fuori dai nostri confini.

Si tratta di banche private?
Sì, sono solo private. Succede che sono sorte iniziative puramente commerciali, che non danno alcuna garanzia di qualità e di risultato, a cui le persone si affidano perché vanno su internet e trovano i siti web di queste aziende sui motori di ricerca. In realtà in questa miriade di aziende ce ne sono alcune di qualità, altre no. Le prime sono una sorta di spin-off commerciale legato a grandi strutture di ricerca, che mette insieme ricerca e attività commerciale e allo stesso tempo offre garanzie. Il consumatore però deve essere informato che in Italia non esiste alcuna regolamentazione di accreditamento, per cui si rivolge al mercato europeo in cui non ci sono regole precise.

Quali sono le procedure di raccolta?

La donna che ritiene di donare le proprie cellule staminali ha un percorso formalizzato verso la banca dei tessuti, diretta dal professor Rebulla della Fondazione Policlinico. Le altre fanno riferimento al mercato europeo, ottengono l’autorizzazione dal ministero e dalla direzione sanitaria. Viene fatta la procedura, viene raccolto il campione e viene inviata ovunque, nell’arco di 24 ore.

Sia a livello normativo che pratico quali migliorie si possono applicare?
Quello che sarebbe auspicabile al posto di questa regolamentazione che in pratica penalizza tutti, sia chi fa la donazione eterologa, sia chi fa l’autologa, è una legislazione che consentisse entrambe, che regolamentasse i criteri di crioconservazione delle cellule staminali. Ovvero specificasse che tipo di credenziali deve avere chi può fornire questo servizio, in modo da buttare fuori mercato i cialtroni e permettere la presenza sul mercato delle strutture serie. Nello stesso tempo, una simile legislazione consentirebbe di confrontare i valori sia scientifici che etici che stanno dietro le due opzioni e portare a un confronto sereno tra queste posizioni. Meglio sarebbe se lo Stato anziché farsi forte di una legge che è bucata da tutte le parti, rendesse evidente al grande pubblico la grande utilità della donazione eterologa. A tutt’oggi ci sono diversi casi di trattamenti di malattie neoplastiche e linfopoietiche risolte in bambini grazie alle cellule eterologhe, della Banca della Fondazione Policlinico. La donazione consente di risolvere patologie di altri bimbi. Se la gente non sa questo, allo stesso tempo non sa che non è affatto detto che le staminali autologhe, anche nel caso in cui fosse il proprio figlio ad avere una patologia, siano migliori delle staminali eterologhe. Questa in realtà è una scommessa che nessuno sa che risultato darà. Se queste cose a livello legislativo fossero gestite sulla base dei risultati, dei valori e dei criteri, credo che alla fine entrambe le forme di conservazione potrebbero avere un grande vantaggio.
Tra l’altro noi stiamo cercando di organizzare un convegno con diverse strutture private e pubbliche e con la presenza delle associazioni che sostengono le diverse opzioni proprio su questo tema, cercando di informare il grande pubblico in modo corretto e da diversi punti di vista perché non ci debba essere competizione tra le due forme di conservazione ma una sinergia, ogni donna deve essere libera, quando ben informata, di fare la sua scelta.

Quanto costa una conservazione autologa delle cellule staminali cordonali?

La conservazione autologa costa sul mercato circa duemila euro e garantisce la conservazione per 20 anni e teoricamente garantisce la messa a disposizione delle cellule staminali qualora il cliente lo richiedesse. Detto così sembra una cosa facile, ma se non c’è una regola che certifica la qualità che deve stare dietro, questo contratto è una barzelletta.

Ne è nata anche una moda tra vip che hanno avuto bimbi di recente…
Ma certo, perché siccome la discussione è così astratta e c’è una legge altrettanto astratta, diventa facile sulla disinformazione gestire queste tendenze sbagliate.

Fino a qualche anno fa la raccolta di campioni di cordone non si faceva nel fine settimana. È ancora così?
Non è più così: la raccolta avviene sempre quandoil paziente desidera farla.

Come funziona nella pratica la raccolta?
Il campione, 150ml di sangue cordonale, viene raccolto e messo in una sacca inserita in un contenitore isotermico con ghiaccio e trasferito in una banca con una logistica entro le 24 ore. Poi vengono selezionate le cellule enucleate e alla fine il tutto passa in azoto liquido.

In un ospedale come il Buzzi di Milano che conta quattromila parti all’anno quante donazioni vengono effettuate e quanti prelievi destinati alla conservazione autologa?

Sono quindi un centinaio di casi di autologhe e la metà (una cinquantina) di eterologhe.

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