10 antiche pratiche di nascita che ti sconvolgeranno

Gli aspetti medici del 'miracolo della vita' sono cambiati radicalmente nel corso dei secoli. Ecco alcuni metodi da brividi

Il ‘miracolo della vita’ è oggi una procedura medica, sicura nella maggior parte dei casi. Non vengono del tutto eliminati i rischi del caso, considerando anche la possibilità che ci si debba sottoporre a un vero e proprio intervento chirurgico.

Dando uno sguardo al passato, neanche troppo remoto, ci sarebbe da sgranare per bene gli occhi nel leggere le descrizioni di quelle che erano le ormai vecchie pratiche per dare alla luce un cucciolo d’uomo. Il parto era considerato un processo biologico, nel quale l’intervento esterno era relativamente limitato.

Per due millenni è stato utilizzato il metodo del salasso, noto soprattutto per l’uso delle sanguisughe, che è entrato ormai nell’immaginario collettivo per film e serie televisive, ma non rappresentava un ‘must’. Nello specifico si tratta di un prelievo di sangue, al fine di curare un disturbo. Rappresentava inoltre una delle misure preventive durante il parto, per prevenire infiammazioni, emorragie e convulsioni durante la gravidanza.

La posizione che oggi normalmente viene assunta per partorire è stata indicata dai medici, una volta che tale procedura è stata spostata con regolarità dalle case agli ospedali. In precedenza la donna era solita assumere la posizione che riteneva più comoda, contribuendo al parto con dei movimenti, provando a sfruttare la forza di gravità a vantaggio del neonato. Nel 1598 un chirurgo di nome Jacques Guillemeau sottolineò come tale libertà di movimenti andasse a ostacolare qualsiasi tentativo d’intervento medico. Divenne così la norma la posizione reclinata.

Essere mobili durante il travaglio è qualcosa che oggi riceve sostegno medico. In passato però, quando le donne venivano pesantemente drogate, la loro mobilità era altamente compromessa. In sala era dunque necessario avere delle staffe metalliche per tener sollevate le gambe.

Ancora oggi negli ospedali viene a volte utilizzato il clistere, applicando del vapore attraverso il retto. Una pratica utilizzata da quei medici che ritengono sia possibile evitare la febbre nel neonato ripulendo l’intestino della madre.

Una donna di classe inferiore, con limitate possibilità di cura della propria persona, si ritrovava con in braccio il proprio bimbo e in omaggio una rasatura intima. Si era infatti soliti rasare le madri novelle, ritenendo come le donne più povere ospitassero molti germi. Il procedimento riguardava vulva, perineo e ano.

Al fine di prevenire infezioni, al tempo si era soliti utilizzare soluzioni saline o whisky per i dotti vaginali. Stomaco e capezzoli venivano invece lavati con etere, sfruttato anche per le teste delle donne, così come ammoniaca e cherosene.

Nel 1920 Joseph DeLee, professore di ostetricia, pubblicò un documento nel quale raccomandava l’uso dell’episiotomia e del forpice, ritenendo come ciò aiutasse a ridurre le chance di danni al cervello fetale, facilitando inoltre il ripristino vaginale della madre.

Nel 18esimo secolo si era soliti estrarre manualmente la placenta, ritenendo che la cervice avrebbe iniziato a chiudersi subito dopo la nascita del piccolo, intrappolandola nell’utero. In questo modo le ostetriche afferravano il cordone ombelicale con una mano, procedendo alla rimozione della placenta con l’altra. Alla madre veniva invece chiesto di forzare il vomito, il che avrebbe aiutato la fuoriuscita della placenta.

Nel 1900 il metodo più in voga per alleviare i dolori del parto era il Twilight Sleep, composto da scopolamina e morfina. Quest’ultima alleviava il dolore, mentre la prima aveva il compito di provocare una limitata amnesia. La morfina però non otteneva l’effetto sperato, mentre la scopolamina aveva effetti disastrosi nelle madri, provocando psicosi. La partoriente dunque non si rendeva conto di quanto stesse accadendo, in preda a un attacco, e al tempo stesso erano in preda a dolori atroci.

La gestione del dolore, così come una rudimentale anestesia, erano nelle mani delle ostetriche. Le madri dovevano totalmente affidarsi a loro, con cloroformio ed etere particolarmente in voga nel 1800, soprattutto durante il regno della Regina Vittoria. Farmaci che comportavano effetti collaterali su madre e neonato, dalle difficoltà respiratorie a quelle cardiache.

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