Guida all’acquaticità

Nell’acqua cresciamo nel grembo materno, la vita sulla terra non esisterebbe senza acqua, il nostro stesso corpo è formato in prevalenza da acqua, il mondo è più “acquatico” che terrestre.

ACQUATICITA’ IN SINTESI
L’elemento acquatico potremmo dire che fa parte del nostro Dna e di quello del globo, più di quanto in realtà ci accorgiamo. Soprattutto quando un elemento così amico e fonte di vita e di crescita, in certi casi si trasforma in un “nemico”, che ci rifiutiamo di conoscere e con il quale non vogliamo interagire. Entrando in acqua ci immergiamo in una dimensione nuova e diversa. Che può essere vissuta come una “grande madre”, o come una spaventosa profondità impenetrabile. Una paura assolutamente da superare anche per le valenze terapeutiche che l’acqua ha e in particolare il movimento in acqua. Doti che sono state recentemente sviluppate e messe a “disposizione” delle donne in dolce attesa e dei neonati che impareranno a sviluppare una sensibilità diversa e ad avere una percezione del proprio corpo nuova e più profonda.

In acqua può infatti avvenire un recupero consapevole di percezioni diverse da quelle di cui si ha esperienza nell’elemento aria. Questa sensibilità diversa aiuta a potenziare le nostre capacità neurofisiologiche ed è quindi particolarmente indicato accostare i bambini sin da piccoli all’attività in acqua. Acquaticità non è sinonimo di nuoto, caso mai può esserne una premessa: l’acquaticità, infatti, è la familiarità acquistata con un ambiente “liquido”. Un ambiente simile a quello dell’utero, che può ricordarci perciò, anche in maniera inconscia, l’esperienza di vita prima della vita, l’esperienza nel liquido amniotico prima della nascita.

Il nuoto non può prescindere dall’acquaticità. Non ne è nemmeno una conseguenza ovvia, ma di solito i bambini che vengono abituati già dai primi mesi a prendere confidenza con un ambiente acquatico impareranno con meno fatica a muoversi in acqua nel modo più adeguato, cioè a nuotare. Gli effetti positivi del contatto con l’acqua per i bambini, ma anche per gli adulti, sono universalmente riconosciuti: stimolazione cerebrale derivante dall’ampio contatto dell’acqua con la nostra pelle, effetti benefici a livello cardiaco e circolatorio, raggiungimento di uno stato armonico di rilassamento, distensione della muscolatura. È importante sapere che prima di introdurre i bimbi all’acquaticità è necessario prendere alcune precauzioni, ad esempio sottoponendo il piccolo a una visita medica per assicurasi che le sue condizioni di salute gli permettano di avvicinarsi a questa pratica senza rischi.
GESTANTI “A BAGNO”
Praticare attività fisica in acqua durante la gravidanza non ha nessuna controindicazione, anzi: sono numerosi i benefici psichici e fisici che ne derivano sia per la madre che per il feto. Ovviamente la ginnastica praticata nell’acqua deve essere “dolce”, cioè non deve spingere a fare sforzi eccessivi che potrebbero indurre i muscoli a richiedere una quantità eccessiva di sangue e ossigeno che, di conseguenza, verrebbe sottratta al feto. Tenendo presente questo presupposto, il contatto con l’acqua aiuterà la futura mamma a risolvere i problemi legati alla circolazione sanguinea (come gonfiore degli arti e affaticamento), nonché a rilassarsi riducendo insonnia, ansia e depressione. Inoltre l’attività fisica in piscina aiuta anche a sviluppare i muscoli che hanno il compito di sostenere il crescente peso del pancione e anche quelli che verranno coinvolti direttamente al momento del parto.

L’ACQUAMOTRICITÀ
Ma l’attività in acqua è utile anche per i bambini, che già dai primi mesi possono trarre da questa pratica notevoli benefici nello sviluppo psico-motorio. I corsi di acquamotricità neonatali sfruttano il fattore che il bambino di pochi mesi non è soggetto alle paure che invece potrebbero cogliere i bimbi un po’ più grandi, e se l’attività è costante la paura dell’acqua resterà un sentimento del tutto estraneo al piccolo. Ci sono molti motivi per iscrivere i nostri figli ad un corso di acquamotricità: innanzitutto perché aiuta a rinsaldare i legami fisico-affettivi tra genitore e bambino; in secondo luogo il bambino vive quest’esperienza come un gioco, e non come una forzatura. A questo proposito, se il piccolo si dovesse mostrare troppo spaventato dal contatto con l’acqua o dovesse esprimere chiari messaggi di disagio, sarebbe meglio non insistere troppo e non obbligarlo a praticare questa attività controvoglia. Ma tornando ai benefici, l’attività in acqua è propedeutica al nuoto, perché aiuta a sviluppare una certa autonomia in questo elemento. In conclusione, da un corso di acquamotricità il bambino può trarre grandi benefici a livello fisico, intellettivo e sociale.
BENEFICI Sì, MA NON SOLO FISICI
Fino a qualche anno fa molti genitori erano spaventati all’idea di far svolgere a dei bimbi così piccoli un’attività a contatto diretto con l’acqua. Avevano paura che potesse essere pericoloso per il piccolo. Ora sono molti di più le mamme e i papà che partecipano con il proprio figlio a un corso di acquamotricità, riconoscendo che i rischi sono ridottissimi e che questa attività, oltre a dei benefici fisici, contribuisce in larga misura anche ad un corretto sviluppo psichico e sociale del bambino. Infatti, il contatto con l’acqua stimola le percezioni tattili (soprattutto), visive e uditive del piccolo, nonché le sue attività motorie ed esplorative, contribuendo in grande misura ad un corretto sviluppo mentale. L’utilizzo in piscina di giocattoli di diverse forme e colori contribuisce anch’esso a stimolare l’intelligenza del piccolo in modo divertente. Per quanto riguarda l’aspetto sociale, il contributo che l’attività in acqua fornisce allo sviluppo del bambino consiste, come già detto, nel rafforzamento del rapporto tra genitore e figlio e, dai due anni e mezzo in poi, dalla relazione di gioco che il piccolo instaura con gli altri bimbi presenti in piscina al corso insieme a lui.

LA PRESENZA DELLA MAMMA
Quando il piccolo impara a stare in piedi da solo la dimensione ludica dell’attività in acqua viene amplificata e il bimbo inizia a interagire con gli altri coetanei. Da questo momento la figura del genitore serve più che altro per instillare un senso di sicurezza nel bambino, che in qualsiasi momento può girarsi e vedere che mamma o papà lo stanno guardando e controllando. In questa fase il figlio può benissimo essere accompagnato al corso dal padre che, anzi, di solito si propone in modo più giocoso nei confronti del figlio, senza le ansie che spesso hanno le madri di spaventare o deludere il piccolo.
IL MOMENTO GIUSTO PER INIZIARE
Di solito ai corsi vengono ammessi solo bambini che hanno più di sei mesi, e che perciò sono già stati sottoposti alle prime due vaccinazioni obbligatorie, anche se in molte piscine si ritiene che il momento giusto per iniziare sia già dopo i primi tre mesi di vita. Alcuni accettano i bambini subito dopo che si è cicatrizzato il cordone ombelicale e quando la mamma si sente abbastanza in forma per accompagnare il suo piccolo. Ovviamente si può iniziare anche quando il bimbo sarà più grandicello: più che l’età in cui si inizia, conta la costanza nel seguire il corso. Una teoria da sfatare è quella secondo cui il bambino piccolo imparerà a nuotare subito solo se glielo si insegnerà prima che compia un anno di vita. Questa teoria, del tutto infondata, si basa sul fatto che, fino ai 12 mesi di vita, il bimbo possiede un riflesso di chiusura automatico dell’epiglottide, che impedisce all’acqua di entrare nei polmoni. Questo riflesso scompare, appunto, intorno all’anno di vita. In realtà la capacità di imparare a nuotare del piccolo è del tutto indipendente da questo fattore ed è del tutto individuale. Infatti, durante i corsi di acquaticità, si dà la possibilità al bambino di provare a muoversi liberamente nell’acqua già dai primi mesi, ma se dovesse dimostrarsi spaventato, i primi rudimenti di nuoto verranno rimandati a quando il piccolo si sentirà pronto. Acquaticità e nuoto sono due cose ben distinte, ma entrambe vanno affrontate quando bimbo e genitori saranno nella condizione giusta per avvicinarsi a queste attività, senza fretta e senza pressioni.

COME SCEGLIERE IL CORSO
Innanzitutto, è importante scegliere un corso seguito da istruttori esperti, che possano dare le giuste indicazioni ai genitori. Vanno poi verificate tutta una serie di condizioni, tenendo presente che i neonati, e soprattutto la loro pelle, sono molto delicati e hanno bisogno di molte attenzioni. Gli spogliatoi devono essere caldi e col pavimento asciutto, nonché ben attrezzati per soddisfare le esigenze di un neonato; la temperatura della vasca non deve essere inferiore a 32°, e quella all’esterno deve aggirarsi intorno ai 29-31°; un impianto di dimensioni ridotte contribuisce a un clima più intimo e meno caotico, che farà sentire i piccoli a loro agio, evitando troppe distrazioni e stress. La vasca deve essere utilizzata esclusivamente dai piccoli e dai loro genitori, e il livello di igiene e pulizia deve essere garantito tenendo presente, però, che una quantità di cloro eccessiva potrebbe dar fastidio ai piccoli. I gruppi devono essere piccoli e omogenei per età, così da praticare attività adatte a tutti, e anche i giocattoli e i materiali didattici devono essere adeguati.
 

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