Chi è Nadia Murad, Premio Nobel per la pace

Scopriamo chi è Nadia Murad, attivista, ex schiava dell'Isis e vincitrice del Premio Nobel per la Pace

Coraggiosa, forte e straordinaria: Nadia Murad è il nuovo Premio Nobel per la pace. A soli 25 anni, questa giovane irachena ha già sperimentato una violenza indicibile a cui è riuscita a ribellarsi, raccontando al mondo, per la prima volta, i crimini commessi dall’Isis contro la minoranza yazida. La sua vita è cambiata per sempre quando nel 2014 i miliziani del sedicente Stato Islamico hanno fatto irruzione nel suo villaggio, rapendola e trasformandola in una schiava sessuale.

All’epoca Nadia aveva solamente 21 anni e viveva insieme alla sua famiglia nel villaggio di Sinjar, in Iraq. La sua vita era molto semplice, ma felice, scandita dalla scuola e dal sogno di diventare una maestra. “Ero la più piccola di tanti fratelli – ha confidato la vincitrice del Premio Nobel per la Pace al Time, che l’ha nominata fra le 100 persone più influenti al mondo -, ma sono stata più fortunata di loro, perché ero riuscita ad andare a scuola, a studiare e mi stavo preparando per superare dei corsi di scuola superiore. Sognavo di fare l’insegnante di storia o di lavorare in un salone di bellezza, come estetista”.

Il 15 agosto 2014 però la sua vita è cambiata per sempre, quando l’Isis ha fatto irruzione nel paese, massacrando gran parte degli abitanti. 700 persone sono state trucidate fuori dal villaggio, fra le vittime c’erano anche i sei fratelli di Nadia e le loro mogli.

“Non avevo certezza che gran parte della mia famiglia fosse stata uccisa – ha ricordato Nadia -, fino a quando non lontano da qui non sono state trovate delle fosse comuni. Diciotto persone, tra cui sei fratelli, mia madre, le mogli dei miei fratelli e i miei nipoti, sono state rinvenute lì dentro”.

Poco dopo la giovane è stata rapita insieme ad altre 150 ragazze e trasportata dai militari in un centro in cui ha subito abusi fisici e psicologici terribili. Per molto tempo Nadia è stata una schiava sessuale, sino a quando non ha trovato il coraggio di fuggire e chiedere aiuto.

“Ci usavano per tutto il tempo che volevano – ha spiegato al Time -, poi una volta finito ci riportavano al centro. Io sono riuscita a fuggire, a differenza di tante altre ragazze meno fortunate. Dopo essere scappata via, ho vissuto per circa un anno all’interno di un campo profughi in Iraq, poi sono riuscita a emigrare in Germania grazie al sostegno di un’associazione che fornisce aiuto e supporto alle vittime sopravvissute dell’Isis”.

Nel dicembre del 2015, grazie all’associazione Yazda, Nadia ha deciso di denunciare davanti al mondo le crudeltà e gli orrori compiuti dall’Isis contro la minoranza curda degli yazidi. “Più di 6500 tra donne e bambini sono stati costretti a vivere sotto le continue minacce degli uomini del Califfato – ha raccontato fra le lacrime -, mentre 1200 bambini maschi sono stati strappati alle loro famiglie e addestrati come futuri jihadisti. Tra questi c’è anche mio nipote Malik”.

Nadia Murad

Nadia Murad – Fonte: Getty Images

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