“Una storia senza nome”, l’intensità di Micaela Ramazzotti per una dedica d’amore al cinema

"Una storia senza nome", il nuovo film di Roberto Andò, protagonista una straordinaria Micaela Ramazzotti, è un bellissimo omaggio al cinema

I legami tra cinema e realtà, tra immaginazione e realizzazione, tra scrittura e vissuto. Un quadro rubato, il crimine perfetto, i legami tra arte, politica e Mafia. Una commedia che diventa noir per poi tornare dramma, film sull’amore e sui legami famigliare. Nel nuovo film di Roberto Andò, Una storia senza nome, distribuito da 01 Distribution, al cinema dal 20 settembre, c’è dentro tutto, perché il suo è una dedica d’amore al Cinema, alla sua capacità di racchiudere il reale e andare oltre, di investigare la realtà e trascenderla.

Come nelle commedia all’italiana degli anni ’60, in cui nel comico irrompeva la tragedia, il sociale. Come nei migliori film di Mario Monicelli, cui non a caso nel film Roberto Andò fa un bellissimo omaggio, facendo recitare ad Alessandro Gassmann le stesse battute del padre Vittorio ne La Grande Guerra (“Mi te disi proprio un bel nient, hai capito, faccia de merda?”), in questo film si sorride, ci si commuove e si sta col fiato sospeso fino all’ultimo. Nel tentativo di capire che fine abbia fatto e chi abbia davvero rubato – qui lo spunto è reale, un fatto di cronaca vera-,  il bellissimo quadro della Natività del Caravaggio.

Se lo chiede Valeria (Micaela Ramazzotti), giovane segretaria dal talento enorme per la scrittura, che vive con l’ingombrante” madre  Amalia (Laura Morante) ed è innamorata del suo capo Alessandro (Alessandro Gassmann), per cui scrive da anni sceneggiature grazie alle quali lui si è arricchito. Fino al giorno in cui un uomo misterioso, Alberto Rak (Renato Carpentieri), l’avvicina e le propone una nuova storia, una “storia senza nome”, quella del quadro rubato, trascinandola nella vera ricerca dell’opera d’arte.

Da qui un susseguirsi di colpi di scena, in un incastro tra cinema e realtà, visto che la ricerca del quadro procede di pari passo con la realizzazione del film che ne parla, tratto dalla sceneggiatura scritta da Valeria e appresa dalle parole di Rak. E mentre le indagini proseguono e le riprese del film volgono al termine, lei diventa diventa sempre più bella: leva gli occhiali, le giacche e i maglioni informi delle prime scene per trasformarsi in una donna che sa essere sexy e seducente, sicura dei suoi sentimenti e della sua femminilità. La vera opera d’arte che si scopre alla fine del film è proprio lei, il suo talento, la sua bellezza. E il film di Andò ci lascia con un senso di appagamento e dolcezza, la stessa che si prova davanti a un bellissimo quadro.

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