“Principe Libero”: 5 motivi per cui dovreste guardare la fiction su De André

“Principe Libero”: la fiction su Fabrizio De Andrè fa boom di ascolti ma delude i veri fan del cantautore. Ci sono però buone ragioni per vederla. E l’interpretazione di Marinelli è solo la prima

Principe Libero“, la fiction sulla vita di Fabrizio de André, in onda in prima serata Rai il 13 e 14 febbraio ha fatto ottimi ascolti. E questo è un dato indiscutibile: sei milioni di spettatori , 24,3% di share, primo davanti all’Isola dei Famosi. A onor del vero, è stato un successo.

A leggere recensioni, commenti online e tweet del “popolo”, però, emerge una generale delusione da parte dei più accaniti fan del cantautore poeta genovese. Chi sostiene che “non ha provato il brivido, se non quando arrivava la sua voce vera”, chi che il problema di fondo è quello delle fiction che “non devono scontentare nessuno (il piacere diventa secondario) e in questo tendono a normalizzare chiunque”, appiattendo il tutto. Chi ancora lamentava una debolezza sostanziale di regia e sceneggiatura.  A molti, a troppi, non è arrivata l’emozione vera.

Su un solo punto sono tutti stati unanimamente d’accordo: la bravura del’interpretazione di Luca Marinelli, Faber nella fiction. L’attore forse (azzardiamo) più talentuoso e versatile di questi ultimi anni. Lo ricordiamo meravigliosamente “fuori di testa” in Lo chiamavano Jeeg Robot, delinquente sbandato e ai margini  in Non essere cattivo di Claudio Caligari, uomo irrisolto e introverso nel poetico Padre d’Italia.

Come Fabrizio De André è bravissimo, fedele, nei gesti, movenze, sguardi. Gli hanno rinfacciato un accento romanesco fuori luogo, ma non si può avere tutto.

Eppure ci sono altre buone ragioni, bellezza e bravura di Marinelli a parte, per vedersi questa fiction. E ci rivolgiamo soprattutto a tutti quelli che De André lo conoscono solo per “fama”, per una manciata dei suoi brani più famosi, magari perché proposti a X Factor da un giudice contro corrente come Morgan.

Ve le diciamo tutte:

  1. Luca Marinelli. L’attore a parer nostro più bravo della sua generazione. Ogni ruolo che interpreta resta impresso negli occhi e nel cuore.
  2. Fabrizio De André. Perché non è mai troppo tardi per conoscere la sua grandezza. La sua musica, la sua poesia, le sue canzoni più belle, la sua vita in bilico tra grandezza artistica e drammi personali.
  3. Genova. La bellezza di una città meravigliosa, sconosciuta a molti. Non solo la Genova dell’Acquario o delle partenze per la Sardegna: la Genova del caruggi, del suo cuore nascosto, nero e pulsante. Scriveva De Andrè: “A me pare che Genova abbia la faccia di tutti i poveri diavoli che ho conosciuto nei suo caruggi”.
  4. La libertà. Lo dice il titolo stesso della fiction dedicata alla sua vita, quell’aggettivo associato alla sua persona: Principe Libero. Il messaggio di libertà è quello che emerge più di ogni altro dal film. Fabrizio cantava: “Libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato. Libertà l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato…”. E Dori Ghezzi ha detto alla presentazione della fiction. “Attraverso la libertà si riesce a dare importanza alla parola, che è più forte di qualunque arma”.
  5. La passione: Perché quella che metteva De André nel suo lavoro, la sua maniacalità, la sua perenne insoddisfazione. Faber era ossessionato dalla perfezione: giorni, settimane, mesi passate su un testo per trovare il vocabolo giusto. Una passione che lo consumava e che oggi si vede di rado intorno a noi.
“Principe Libero”: 5 motivi per cui dovreste guardare la f...