Parli spesso da solo? La tua salute mentale è in ottimo stato

Dalla più tenera età sino alla vecchiaia, riflettere con sé stessi è il miglior modo per sfogarsi

Spesso e volentieri è necessario dare corpo alle nostre sensazioni, emozioni e pensieri. Parlare serve proprio per rendere concreto ciò che appare nebuloso e caotico. Stephen King, nella prefazione di “Stagioni Diverse”, scrisse che “le parole rimpiccioliscono ciò che nella nostra mente appare infinito, per riportarlo a grandezza naturale”.

Forse è proprio per questo che, quando ci ritroviamo pensierosi, siamo soliti parlare con noi stessi, borbottare o pensare ad alta voce. Questa azione, molto più desueta di quanto si pensi, è una caratteristica fondamentale del nostro essere umani, e ci accompagna dalla più tenera età a quella più avanzata.
La mente di un bambino è tanto fantastica quanto fantasiosa. Per loro non esistono limiti da porre, confini da non varcare od ostacoli di fronte a cui vacillare. La loro fervida immaginazione vola più alta di qualsiasi nuvola. Questa spensieratezza, unita al loro modo di fare, ha sempre suscitato negli adulti una sensazione di enorme tenerezza, soprattutto quando i piccoli infanti si mettono a fantasticare. Oggi sono degli eroi che devono salvare la bella Peach, domani degli scienziati alla scoperta del paranormale, o dei piccoli Indiana Jones provetti.

I bambini non hanno pensieri da adulti, che li appesantiscono, e il loro modo di “giocare” è estremamente simile al modo che noi abbiamo di riflettere. Non c’è, infatti, situazione in cui un grande non si soffermi a parlare con sé stesso, ripensando ai problemi della vita, che siano finanziari, sentimentali o lavorativi.
Gli adulti non hanno la leggerezza intrinseca dei bambini, ma sicuramente non sono dei pazzi. Questo retaggio culturale del parlare da soli, infatti, è semplicemente una valvola di sfogo che, “scienza dixit”, ci aiuta a rimanere sani di mente ed a non perdere qualche rotella prima del tempo.

Non importa se quelli borbottati tra noi e noi siano rimproveri al cielo o trattati filosofici, quello che conta è far fuoriuscire una quantità di stress decisamente più elevata di quella che dovremmo normalmente sopportare. Certamente, parlare da soli può essere interpretato come un sintomo che indica che qualcosa, nella vita di tutti i giorni, non funziona, e spesso soffermarci ad ascoltare noi stessi, o la nostra coscienza, può essere un ottimo spunto per risolvere quella spinosa situazione che ci ha creato ansia.

Anche durante la terza età questo schema si ripresenta, costante e ripetitivo, ma con l’acquisire degli anni, aumenta anche l’esperienza e le consapevolezze interiori. Per questo, infatti, il nostro chiaccherare scanzonato diventa poi un dialogo “allo specchio”, sino a ridursi ad un indistinto borbottio sotto le rughe del tempo che avanza.
Con il progredire degli anni, i nostri dialoghi si interiorizzano, diventano più profondi e privati, e la nostra coscienza ci parla in modo diverso. Per questo, abbiamo bisogno di un ulteriore modo per stemperare le nostre preoccupazioni ed i nostri pensieri.
In sintesi, non importa che tu abbia quattro, quaranta o otttant’anni. Parlare con sé stessi, in realtà, è la miglior cura per restare sani col cervello ed in pace con l’anima. In fondo, come cantavano i The Ark quasi un ventennio fa, “ci vuole della follia per restare sani“.

Parli spesso da solo? La tua salute mentale è in ottimo stato