Parità e leggi per le donne, siamo soltanto a metà strada

Il delitto d'onore è per fortuna un ricordo, le quote rosa sono una realtà ed è stata varata una legge sullo stalking: ma è ancora lunga la strada per garantire la parità alle donne

Anni e anni di lotte civili e di movimenti femministi sono riusciti a garantire alle donne alcuni diritti fondamentali, dalla tutele sul lavoro alla protezione contro le violenze al diritto di famiglia.

Fino al 1968 le donne potevano essere condannate per aver tradito il marito, e solo dal 1975 è stata stabilita la parità tra i coniugi davanti alla legge. Significa che, prima di quella data, marito e moglie non avevano pari diritti né a livello patrimoniale né per quanto riguardava l’educazione dei figli: le donne erano in tutto e per tutto succubi dei mariti. Fino agli anni ’80 gli uomini si vedevano mitigare la pena se uccidevano la propria moglie per difendere “l’onor suo o della famiglia” (il famoso delitto d’onore) e uno stupratore poteva evitare la condanna accettando di sposare la propria vittima (si trattava del cosiddetto matrimonio riparatore): nel 1981, finalmente, il parlamento abrogò infatti la “rilevanza penale della causa d’onore”.

La parità sul lavoro ha mosso invece i suoi primi passi nel 1963, quando il Parlamento ha ammesso la donna “ai pubblici uffici ed alle professioni”. Certo, tra approvare una legge e far sì che questa abbia effetti ce ne vuole: basti pensare che il primo concorso pubblico venne superato solo da 8 donne su 5647 partecipanti. Per questo nel luglio 2011 sono state introdotte le quote rosa nei consigli di amministrazione: si tratta dell’obbligo di avere nel consiglio un numero di donne pari ad almeno un terzo degli amministratori eletti. Poco più di un anno prima, nel gennaio 2010, il diritto delle lavoratrici a percepire, a parità di condizioni, la stessa retribuzione dei colleghi maschi. Anche in questo caso, la legge non ha prodotto risultati immediati e il problema della disparità di trattamento sul lavoro è ancora molto sentito. Senza contare il fatto che ancora, troppo spesso, le donne rischiano di non avere garantito un lavoro al ritorno dal congedo di maternità, e che la possibilità di avere un posto per il bebè al nido è sempre più ridotta.

Un capitolo a parte riguarda le norme approvate nel 1978 per garantire alle donne la possibilità di interrompere volontariamente la gravidanza. Secondo la legge una donna ha diritto all’aborto volontario entro i primi 90 giorni di gestazione, ma è sempre più difficile trovare medici disposti ad effettuare l’operazione. Con la legge 194 viene infatti anche garantito al personale ospedaliero il diritto all’obiezione di coscienza: cioè possono rifiutarsi di praticare l’IGV.

Stalking e violenza sulle donne sono stati inseriti nel codice penale rispettivamente dal 2009 e dal 2001, contro il femminicidio sono stati presi provvedimenti nel 2013. Si tratta di un bilancio positivo? Certo nei 72 anni dalla nascita della Repubblica Italiana sono stati fatti grandi passi avanti ma, a ben guardare, la strada è ancora lunga…

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