Le persone più intelligenti sono anche le più distratte

Secondo uno studio, cervello fino e concentrazione spesso non sono direttamente proporzionali. Ecco le prove

Chi non ha mai avuto un collega a lavoro che non riesce a concentrarsi per più di cinque minuti ma che è entrato nelle grazie del capo? Un recente studio scientifico ci spiega come mai le persone che risultano essere più intelligenti sono quelle che si dimostrano più distratte. Fare fatica a concentrarsi potrebbe rivelarsi un indice di intelligenza e perspicacia. A seguito di una ricerca condotta su un campione di circa 10mila lavoratori provenienti da 17 diversi paesi del mondo, le persone che più faticano a mantenere la concentrazione hanno un livello di intelligenza superiore a quello dei loro colleghi.

Il punto è che tale tipologia di persone sviluppa moltissime idee contemporaneamente nel cervello e ciò causa un sovraffollamento e sovraccarico del loro pensiero. Per questo, trovano maggior difficoltà a scegliere quale sia l’idea migliore, non riuscendo a dare la precedenza a nessuna di queste e risultando pertanto distratti e inconcludenti. A volte questi lavoratori provano un senso di inadeguatezza ad affrontare la mole di compiti che spetta loro, generando, a volte, anche un sentimento di frustrazione e sconforto.

Inoltre, a tale situazione, si aggiunge anche il fatto che da loro si pretenda sempre il massimo ma, a causa della difficoltà a concentrarsi, è probabile che questi lavoratori commettano errori, deludendo pertanto le aspettative del capo. In aggiunta, i risultati di questo studio condotto da Robert E. Johnston della Cornell University, evidenziano come questi soggetti mostrino uno spiccato senso di creatività, che, a volte, fa prendere decisioni non sempre apprezzate dal datore di lavoro. È dunque effettivamente provata la correlazione fra alto quoziente intellettivo, distrazione e creatività: in effetti, i più grandi geni non erano persone poco precise e disordinate?

Di sicuro, però, la colpa della distrazione non è da imputare ai soli lavoratori: le nuove tecnologie, infatti, distraggono e complicano la focalizzazione sulla mansione da svolgere. Pare che un impiegato sia soggetto a stimoli deconcentranti almeno ogni tre minuti. Non resta pertanto che arrendersi alla realtà.

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