Le donne giocano d’azzardo. Numeri inquietanti

Per alcune è diventata un'ossessione (come lo shopping compulsivo). Lo specialista: va curata come una dipendenza dalle droghe

Shopping&Poker: un’accoppiata sempre più frequente su siti internet, blog e gruppi social. La mania del gioco ha conquistato anche le donne. L’accostamento con il vizio femminile per eccellenza – l’acquisto compulsivo – mette poi sulla buona strada per capire il fenomeno: l’azzardo è una dipendenza e come tale va trattata. Fino a qualche tempo fa, questa febbre colpiva quasi soltanto gli uomini, ma i tempi sono cambiati e il contagio ora colpisce indistintamente. Ma se lui preferisce ippica, scommesse e casinò, lei sceglie le slot machine e anche quando non è tentata dall’azzardo vero e proprio, tenta la fortuna con il Bingo e con il Lotto così come si svena per l’ennesima borsa dopo una delusione amorosa o una frustrazione lavorativa. La ludopatia, questo il nome della febbre del gioco, va considerata una malattia e ha le caratteristiche delle dipendenze.

«Le donne giocano per tentare di scacciare la solitudine, le frustrazioni, la depressione. Ma anche come reazione alla coppia che scoppia», ci ha spiegato il professor Luigi Ravizza, ordinario di psichiatria presso l’Università di Torino specializzato in disturbi ossessivo-compulsivi e in particolare gioco d’azzardo patologico (Gap). «E se l’uomo cerca nel gioco la rivalsa, il brivido della vincita, o si illude di raggiungere la richezza, nelle donne l’approccio all’azzardo è più spesso legato a situazioni affettive negative dalle quali cerca di uscire».

Uomo e donna scelgono anche “giochi” diversi
Nell’uomo c’è maggiore impulsività, c’è l’idea dell’attacco: per questo prediligono la roulette, o il Black Jack. La vincita o la sconfitta devono essere vissute rapidamente, non ci deve essere tempo di pensare troppo: o si vince o si perde. La donna sceglie più frequentemente la slot machine, o il Bingo – che non è propriamente un gioco d’azzardo – e situazioni più tranquille.

Il gioco si associa ad altri disturbi compulsivi?
Spesso si sviluppa parallelamente ad altre dipendenze. Penso allo shopping compulsivo, all’abuso di marijuana, di cocaina, al tabagismo, all’alcolismo.

L’attrazione verso l’azzardo è sempre più precoce. Vale sia per gli uomini che per le donne?
L’ossessione del gioco inizia presto, di solito. Il momento clou si raggiunge dai 18 ai 40 anni nei maschi, ma è una soglia che tende a scendere. Recentemente è stata fatta un’indagine tra gli under 18 che frequentavano una discoteca: ben il 9% degli intervistati aveva già problemi di gioco. La donna di solito comincia a giocare più tardi, ma la sua passione diventa patologica prima: è il cosiddetto “fenomeno del telescopio”.

Spesso per giocare si arriva a mentire, a rovinarsi economicamente, nei casi più drammatici al suicidio. Cosa si può fare quando si capisce di aver perso il controllo?
Bisogna rivolgersi subito a uno specialista in psichiatria, o a un operatore dei Sert: la dipendenza da gioco è davvero molto simile alla dipendenza da sostanze stupefacenti, anche per quanto riguarda i circuiti celebrali che interessa. Si parla infatti di addiction, vale a dire comportamento eccessivo e incontrollato.

Che ricadute ha l’ossessione per il gioco nella vita di una donna?
Spesso la donna comincia a giocare per reagire a una situazione difficile, ma poi succede che come conseguenza della sua ossessione ci sia proprio un’ulteriore complicazione e allentamento dei legami affettivi. Capita che questa disgregazione finisca poi drammaticamente con l’uscita dal nucleo famigliare, con le ricadute sociali che ne conseguono.

Le donne giocano d’azzardo. Numeri inquietanti