Donne ubriache e provocanti: così si continua a giustificare lo stupro

"Se l'è cercata": è la frase che si sente dire troppo spesso dopo una violenza sessuale ai danni di una donna, "colpevole" di aver bevuto un drink di troppo o aver indossato una minigonna. Ma lo stupro non è mai giustificabile

Nel 2017 è stata registrata in Italia una media di 11 stupri al giorno, circa quattromila in un anno. Nel nostro Paese 1 milione e mezzo di donne avrebbe subito una violenza sessuale di qualche tipo. Dati inquietanti, soprattutto se si pensa al fatto che, troppo spesso, vengano giustificati gli aggressori e colpevolizzate le vittime.

“Se l’è cercata” è il commento che si sente più spesso quando una donna subisce molestie. Secondo alcuni, troppi, un abbigliamento provocante o un atteggiamento disinibito sarebbero validi lasciapassare per poter fare a una donna ciò che si ritiene opportuno.

Anche l’indagine condotta dall’Eurobarometro del Parlamento Europeo riporta dati allarmanti. Lo studio ha preso in considerazione un campione di 27.818 cittadini dell’Unione Europea, sia uomini che donne, ai quali sono state poste domande a proposito delle violenze sessuali. E’ stato chiesto inoltre di esprimersi su aspetti relativi alla percezione di cosa sia, in effetti, una violenza sessuale e sui luoghi in cui è più probabile che avvenga.

Il 27% degli intervistati riterrebbe giustificabili alcune forme di molestia, se messe in relazione con il contesto in cui avvengono. Secondo moltissime persone, ad esempio, non è corretto parlare di violenza quando il rapporto sessuale coinvolge una persona ubriaca. E’ anzi l’ubriachezza stessa che, a volte, viene interpretata come invito all’azione.

Anche l’abbigliamento della vittima, secondo molti degli intervistati, giocherebbe un ruolo essenziale nel suscitare attenzioni sgradite: gonne corte e tacchi alti sono visti come un invito esplicito. Se poi chi subisce violenza è stata vista flirtare con l’aggressore, le cose si complicano ancora di più: colpa sua, pensano molti, se ha fatto credere all’altro che ci sarebbe stata.

E a giudicare dai risultati dell’indagine del Parlamento Europeo, la maggior parte della persone ritiene che il rifiuto alle avances da parte della donna debba essere espresso esplicitamente a parole, con un tono secco e deciso che non lascia spazio a dubbi. Se c’è anche una minuscola possibilità che quel “no” possa essere interpretato come un “sì”, questo spesso vale nell’opinione pubblica come un’attenuante dello stupratore. La stessa cosa vale per le reazioni fisiche: se non si lotta fino allo stremo con l’assalitore, significa che, dopotutto, un po’ di buona volontà ce l’abbiamo messa pure noi.

Quello che invece si dovrebbe capire è che una donna ha tutto il diritto di abbigliarsi come vuole e di comportarsi come ritiene opportuno, e di rifiutare attenzioni non gradite anche se indossa una minigonna.

Donne ubriache e provocanti: così si continua a giustificare lo ...