Apiterapia, la nuova frontiera dell’agopuntura

Il veleno delle api può essere un efficace rimedio contro molte patologie. Ma prima di sottoporsi a questa tecnica meglio osservare alcune precauzioni

Le api lo usano per difendersi dai potenziali pericoli, ma da diversi anni il loro pungiglione viene utilizzato come strumento per curare le forme di artrosi, reumatismi, sclerosi a placche, osteoartrosi, borsiti, tendiniti, nervo sciatico e artrite attraverso l’apiterapia. Una sorta di agopuntura praticata attraverso il veleno che secernono questi laboriosi insetti, chiamato apitossina.

Oltre a produrre miele e cera, le api possono quindi rivelarsi molto utili nel campo della medicina omeopatica per combattere certe patologie, ovviamente a patto che non siate allergici al loro veleno, ricco di enzimi, peptidi e ammina biogena. Tutti elementi in grado di agire sul sistema immunitario grazie alla funzione dell’apamina, una neurotossina che accresce la produzione di cortisolo (un potente antinfiammatorio) nelle ghiandole surrenali.

Molte star dello spettacolo (come Gwyneth Paltrow) fanno inoltre ricorso a cosmetici che contengono questo veleno che avrebbe proprietà antireumatiche e particolarmente efficaci per contrastare la formazione di rughe e macchie della pelle.

Ma come funziona l’apiterapia? Il pungiglione viene estratto con un’apposita pinzetta e utilizzato come se fosse un ago per agopuntura che andrà a pungere nei punti precedentemente stabiliti. Un’altra tecnica prevede che l’ape venga portata sul punto da pungere per farla entrare in azione.

Alcuni terapeuti preferiscono usare il veleno in fiala raccolto dalle api per risparmiare loro la vita. Dopo ogni puntura l’ape infatti muore a causa di una lacerazione dell’addome prodotta dal distacco del pungiglione.

Nel nostro Paese l’apiterapia non è riconosciuta a livello ministeriale, e si può quindi considerare un ambito della naturopatia. L’Associazione italiana Apiterapia impone inoltre ai propri soci di eseguire l’apipuntura esclusivamente in presenza di un medico adeguatamente preparato, dopo un’attenta anamnesi del paziente, con le dovute precauzioni, tempistiche e con i farmaci di primo soccorso a disposizione.

In alcuni soggetti infatti la puntura d’ape può provocare una reazione allergica, e nei casi più gravi può comportare difficoltà respiratorie e choc anafilattico.

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