Fiducia ma anche tanti timori: la voce degli studenti italiani

Le mascherine, gli spazi comuni, il rischio di un nuovo stop. L'inchiesta Demia/Redooc sugli effetti del lockdown

Responsabili, ottimisti e pronti all’emergenza. È questo il quadro che emerge nell’inchiesta Demia/Redooc sugli studenti delle scuole superiori italiane che si è svolta a cavallo dell’inizio dell’anno scolastico 2020/2021. Le interviste e gli approfondimenti qualitativi, che hanno coinvolto un centinaio di studentesse e studenti di tutta Italia, hanno rivelato come questi mesi abbiano ridisegnato non solo i comportamenti ma anche gli atteggiamenti verso la scuola.

Il sentimento prevalente è ambivalente: fiducia ma anche timore di quello che potrebbe (ri)accadere. Ci si aspetta di dover usare le mascherine in tutti gli spazi comuni, ma non quando si è seduti al banco, come pure la misurazione della temperatura all’ingresso, cosa che evidentemente rassicurerebbe rispetto a chi non dovesse farlo a casa.

Quello che il corpo studentesco non ammette è che, nel caso in cui si presentasse una nuova emergenza, non vi sia un piano dettagliato per continuare le lezioni in modo completo. Perché, pur riconoscendo le difficoltà di tutti, uno studente su due sente di aver accumulato delle grandi lacune di preparazione a causa del lockdown, e sebbene vi sia una responsabilità individuale da mettere in gioco e la consapevolezza che andrebbe comunque meglio rispetto alla primavera del 2020, il timore tangibile è quello che uno stop alla scuola in presenza causerebbe ulteriori vuoti di preparazione.

Dando una valutazione a quanto accaduto, gli studenti riconoscono lo sforzo dei professori, ma sono più inclini a lodare sé stessi per quel che sono riusciti a fare nel seguire le lezioni a distanza, riconoscendo che in molti casi le verifiche sono state alterate dalla possibilità di “copiare” o di essere aiutati a casa. Esprimono anche delle criticità verso l’organizzazione che la propria scuola ha messo in campo per il back to school, ma questi giudizi sono presumibilmente ricollegabili alla percezione di un concreto rischio di sospensione delle lezioni, dovuto anche ad un potenziale controllo inefficace all’interno della scuola stessa.

La sfida è appena iniziata e il corpo studentesco dimostra comunque una vitalità e una volontà di non rassegnarsi alle avversità, pur nella consapevolezza che questa emergenza ha lasciato sul campo oltre alle vittime vere e proprie anche delle cicatrici importanti nel percorso di crescita scolastica.

“Nel dibattito del rientro a scuola – ci ha detto Chiara Burberi, President & CEO di Redooc.com – emerge, da parte degli studenti, la centralità della didattica e degli impatti sulla propria preparazione. Distratti dalla discussione su banchi e distanziamenti rischiamo di perdere l’occasione per definire la Strategia dell’Educazione”.

“La voce degli studenti – ha commentato Diego Martone, CEO di Demia – esprime un buon grado di consapevolezza e maturità sui temi collegati alla prevenzione quando si è all’interno del perimetro scolastico, ma prevale la preoccupazione per il riguardo la discontinuità avuta durante il lockdown e quella che si potrebbe materializzare nei prossimi mesi. La sensazione che si ricava è quella di una generazione con il fiato sospeso in attesa di tempi migliori, ovvero del vaccino e del back to normality”.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Fiducia ma anche tanti timori: la voce degli studenti italiani