Quanto sarà digitale il prossimo anno scolastico?

Didattica a distanza (DAD), una sfida campale per la scuola italiana. Abbiamo chiesto ai protagonisti di raccontarci esperienze (e problematiche)

Tutti parlano di scuola, di aule, di didattica a distanza e di tecnologia, ma gli unici a non essere ascoltati sono i diretti interessati, i docenti, gli studenti e i genitori, coinvolti in prima persona dalla DAD. Per questo abbiamo chiesto loro che cosa pensano dell’uso del digitale a scuola e come è cambiata o potrà cambiare la didattica dopo l’esperienza di chiusura delle scuole dovuta all’emergenza Covid-19.

Cosa ne pensano i docenti?

La sfida con cui si sono dovuti confrontare gli insegnanti da marzo in avanti è stata senza precedenti: portare avanti la loro missione educativa anche con le scuole chiuse, cercando di fare in modo che quei mesi non fossero tempo perso, ma un’occasione per trovare nuove forme di insegnamento. Le criticità sono state tante e innegabili e tutti concordano sull’impossibilità di sostituire la didattica in presenza con la modalità e-learning. Ma l’utilizzo del digitale ha cambiato il loro modo di fare lezione, di dare i compiti e di correggere le verifiche e, prendendo in prestito le parole di una professoressa di italiano della provincia di Trento, la DAD è stata anche un’opportunità per sperimentare “una nuova forma di responsabilizzazione di tutti gli attori che compongono la scuola”. Per questo ci dicono che videolezioni ed esercizi online non saranno un piano B da usare solo nell’ipotesi peggiore di una nuova chiusura delle scuole, ma una risorsa per integrare e arricchire la didattica tradizionale. Come sostiene un’insegnante di matematica e fisica di Bergamo intervistata da DiLei, “la didattica a distanza, da sola, forse non sarebbe abbastanza, ma l’esperienza di questi ultimi mesi ha dimostrato che nemmeno la didattica tradizionale, da sola, è sufficiente”.

Opinioni e aspettative degli studenti

E i ragazzi, i nativi digitali, come hanno affrontato la didattica a distanza e cosa si aspettano dall’entrata della tecnologia a scuola? Lo abbiamo chiesto a loro e, trovandosi per una volta dall’altra parte della cattedra, hanno espresso giudizi piuttosto severi sui loro insegnanti, ma non manca chi si è divertito a usare il computer per seguire le lezioni e chi spera che il digitale possa servire anche in futuro per creare lezioni più moderne e interattive e per fare i compiti online. Certo, come dice Beatrice, studentessa milanese, “seguire cinque o più ore di spiegazione tramite un dispositivo è una cosa impossibile”, la concentrazione calava e le valutazioni “non sempre rendevano giustizia”. A un video di YouTube o a un audio mandato su WhatsApp non si possono fare domande e non è come avere un insegnante a disposizione.

Ma c’è chi ha apprezzato la possibilità di rivedere le lezioni registrate e chi pensa che anche l’anno prossimo i compiti possano essere assegnati in questa modalità. Insomma, no a eliminare i rapporti umani e le relazioni, sì però a un rinnovamento tecnologico della scuola, che parta dalle dotazioni (wifi, lim e device per tutti) e incida sulle modalità di insegnamento e apprendimento. Come dice un’altra studentessa intervistata “mi aspetto che si facciano lezioni più moderne e interattive. Se gli insegnanti usano lo stesso metodo della classe non è molto utile. Gli insegnanti meno tecnologici andrebbero aiutati e seguiti. Credo dovrebbero sforzarsi di conoscere meglio lo strumento digitale per saperlo usare nel modo giusto. Questo li aiuterebbe anche a comunicare con noi ragazzi che ormai usiamo praticamente solo il digitale tra di noi”.

Cosa dicono i genitori?

Gli altri attori coinvolti in prima persona dalla DAD sono stati i genitori: mai come in questi mesi il loro ruolo è stato fondamentale e, in alcuni casi, laddove la scuola è venuta a mancare, è ricaduto tutto sulle loro spalle. La maggior parte delle mamme e dei papà intervistati, però, giudica nel complesso positiva l’esperienza di didattica a distanza vissuta nei mesi dell’emergenza. I più sono favorevoli all’uso del digitale a scuola e sono felici di tutte le nuove risorse a disposizione dei loro figli per lo studio: il loro compito è quello di aiutarli a usarle nel migliore dei modi, “pretendendo”, come ci ha detto il papà di uno studente di scuola media, che anche la scuola impari “a usare correttamente i nuovi strumenti digitali” e “che i professori utilizzino finalmente una didattica che riesca a parlare a questi ragazzi che già vivono immersi in perenne connessione e condivisione digitale. Se vogliamo comunicare con le nuove generazioni, dobbiamo parlare il loro linguaggio e usare i loro strumenti”.

Insomma, l’auspicio di tutti è che da questa pandemia che ci ha colti impreparati possa uscire una scuola migliore, capace di trovare il giusto bilanciamento tra innovazione e tradizione, per traghettare i ragazzi verso il futuro che li aspetta dando loro tutti gli strumenti per affrontarlo al meglio. Ci crede Redooc, che infatti fa della didattica blended la sua filosofia grazie a contenuti digitali e materiale cartaceo da stampare, funzionalità per la didattica in presenza e a distanza, accessibilità per tutti e attenzione anche ai DSA e ai Bisogni Educativi Speciali.

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