“Voglio essere libera di amare la mia ragazza”

Una delle protagoniste dello spot dedicato alla Libero Mail App ci racconta come vive il suo amore omosessuale in una società ancora piena di pregiudizi

Dora Bugatti è giovanissima, ha 21 anni, e una vita davanti a sé piena di speranze, passione ed entusiasmo: un contratto di lavoro appena firmato, l’idea di tornare a studiare e soprattutto la convinzione che amare significa essere liberi di esprimere i propri sentimenti, di fare quello che si vuole al di là dei pregiudizi e delle chiusure sociali.

Dora è tra le protagoniste della campagna radio e web di Italiaonline “Libero Mail libera tutti” dedicata alla Libero Mail App. Alla domanda “Cosa vuol dire per te essere Libero?“, lei ha risposto: “Dormire con la mia fidanzata“. Dora ha avuto il coraggio di raccontare la sua scelta e con lei Italiaonline abbatte la barriera che finora ha portato la pubblicità italiana a parlare di omosessualità quasi esclusivamente al maschile.

Noi abbiamo incontrato Dora e ci siamo fatte raccontare che cosa concretamente significa, nella vita di tutti i giorni, vivere liberamente il suo amore omosessuale.

Libertà, un concetto impegnativo, come si traduce nella tua vita?
L’idea di libertà è importantissima, soprattutto per me che sono omosessuale. E malgrado le apparenze e i buoni propositi, in Italia non ce n’è molta se si tratta di orientamenti sessuali. Esistono ancora moltissimi pregiudizi e stereotipi, perfino all’interno della comunità gay. Vorrei un giorno poter sposare la mia compagna, vivere con lei, poter camminare per strada assieme a lei mano nella mano senza essere guardata in modo “strano”, questo per me significa essere liberi.

Come hai affrontato la tua omosessualità con i tuoi genitori?
Ho impiegato molto tempo a dirlo a mia mamma, è stata la prima a cui l’ho rivelato. All’inizio ha faticato ad accettare, ma le cose sono cambiate quando ha conosciuto la mia attuale fidanzata. Poi l’ho detto a mio padre che è stato molto più comprensivo di quanto mi aspettassi. Mi ha detto: “Se sei felice, allora va bene”.

La tua famiglia ha quindi accettato la tua compagna?
Sì, sì pienamente.

Quale consiglio dai a ragazze e ragazzi, tuoi coetanei, che stanno vivendo la tua stessa esperienza?
Di non nascondersi, mai e in nessun caso. Se cominciamo noi a ghettizzarci, non verremo mai accettati come persone normali, ma verremo sempre identificati con quelli che fanno le pagliacciate al gay pride, come fanno oggi quelli che si schierano contro i diritti omosessuali. Io invece sono una ragazza normale, tranquillissima che non nasconde di avere una fidanzata, che non inventa storie raccontando di avere un fidanzato. Lei è la mia fidanzata e basta. In questo modo, le persone non si stupiscono più della mia omosessualità. Io ne parlo in modo del tutto naturale e da lì comincia l’accettazione.

Tu studi o lavori?
Lavoro, anche se non escludo di riprende a studiare. Uscita dalla maturità, volevo lavorare, anche come cameriera o barista. Però ho riscontrato tanta difficoltà a trovare un impiego semplice come questi. Perfino nelle pulizie ho provato a cercare, ma pure in quel caso volevano qualcuno con esperienza. Ho cominciato anche l’università, ma ho sbagliato indirizzo e mi sono ritirata. Dopo un anno sono riuscita a trovare un lavoro e adesso spero di poter anche studiare.

Hai qualche modello di riferimento?
Di modelli di riferimento per le persone omosessuali ce ne sono tanti oggi, specialmente nel mondo dello spettacolo. Il ragazzino che si scopre omosessuale ora è più facilitato di quello che si scopriva 20 anni fa. In particolare il mio modello di riferimento forse è Kristen Stewart, l’attrice di Twilight, che stava con Robert Pattinson (l’attore che nella serie Twilight interpreta Edward ndr). Adesso lei è venuta allo scoperto: si è tagliata i capelli, si veste da maschiaccio e sta con una ragazza. Però, non ha detto apertamente di essere omosessuale, lei semplicemente fa quello che le va di fare. E questo è positivo. Lei è un po’ il mio modello, perché anche io faccio quello che mi va. Se vengo accettata bene, altrimenti vivo lo stesso.

Qual è il primo pregiudizio sociale che va eliminato in modo radicale, secondo te?
La convinzione degli uomini eterosessuali che noi lesbiche siamo una loro fantasia preclusiva. Invece non è così, noi viviamo e ci siamo anche senza di loro. Mi è capitato di dover rifiutare delle proposte di ragazzi insistenti, rivelando di essere omosessuale. La loro reazione è sempre di stizza, non accettano l’idea e mi sono sentita dire: “Sei troppo bella per essere lesbica”, “Non hai ancora trovato l’uomo giusto”.

Trovi più chiusura tra gli uomini che tra le donne?
Sì. Navigando in Rete e commentando sui vari forum, ho trovato che la maggior chiusura è proprio tra i ragazzi eterosessuali della mia età, e questo mi mette molta tristezza. Guarda su cinque ragazzi, almeno tre reagiscono dicendo che l’omosessualità è contro-natura e che tanto vale legalizzare il sesso con gli animali.

Prima hai parlato di pregiudizi della comunità gay, a cosa ti riferisci?
Mi riferivo a me stessa, perché io mi allontano abbastanza dall’immagine stereotipata della ragazza lesbica. Nella comunità gay vengo guardata come “una bestia rara”, perché mantengo comunque la mia femminilità. Così mi capita spesso di non essere riconosciuta come lesbica quando vado nei locali per gay.

Tu citavi i locali per gay, non trovi che sia discriminatorio il fatto che ci siano luoghi dedicati appositamente agli omosessuali?
In effetti è un po’ ghettizzarsi, ma questi luoghi sono utili e ci saranno sempre. Comunque, bisogna distinguere centri come l’Arcigay che difendono i diritti degli omosessuali a livello politico e sociale e centri di aggregazione che sono importanti per poter incontrare qualcuno dello stesso orientamento sessuale. La persona che si scopre gay o lesbica è portata a frequentare locali dedicati non solo per incontrare il proprio compagno, ma anche per trovare un amico. Naturalmente, sarebbe bello che ci fosse maggiore integrazione, ma al momento è difficile. Se in una discoteca etero dovessi abbordare una ragazza, sarei guardata malissimo.

Secondo te che cosa ognuno di noi potrebbe fare per superare la discriminazione?
Il primo passo per combattere l’omofobia che bolla come scandaloso un bacio scambiato in strada tra due omosessuali, è andare a conoscere le persone indipendentemente dal loro orientamento sessuale. E’ la conoscenza reciproca il primo passo per abbattere l’omofobia. E’ l’ignoranza dettata dai pregiudizi che alimenta la paura dell’Altro. Questo comunque vale in tutti gli ambiti, non solo per la sfera omosessuale.

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

“Voglio essere libera di amare la mia ragazza”