Francesco Facchinetti: “Sono anch’io un bello di papà”

Per la prima volta sul grande schermo Facchinetti ha recitato accanto al suo mito Diego Abatantuono... E non gli è sembrato vero!

Francesco Facchinetti, per la prima volta sul grande schermo nel film Belli di papà, di Guido Chiesa, in cui recita insieme a Diego Abatantuono, suo mito da sempre, si è raccontato per noi…

Come ti sei sentito alla tua prima esperienza sul grande schermo?
E’ stato molto bello. Ti racconto cosa è successo appena sono arrivato sul set: avevamo una chat comune noi attori del film. Diego Abatantuono scrive alle 8.00: “Mi raccomando, alle 9.00 gli attori tutti sul set” allora io rispondo “Sì sì va bene” e lui mi risponde “Avevo detto gli attori”. Ecco questo è stato il mio impatto il primo giorno. Poi Diego è veramente il mio mito, conosco tutti i suoi film, dai più leggeri a quelli vecchissimi, a quelli d’autore. Quindi ritrovarmi sul set insieme a lui è stata una bellissima esperienza.

Cosa ti è piaciuto di più lavorando sul set?
Io ho avuto la fortuna di fare un sacco di cose in ambito artistico: dischi, televisione, ecc. Devo dire che il cinema è forse l’unico posto dove è rimasta ancora un po’ di magia. Forse anche per la condivisione degli spazi, bisogna stare 4, 5, 6 settimane insieme, bisogna condividere l’avventura del film, il regista ti racconta cosa devi fare, poi quando si accende la camera è veramente un momento magico, c’è molta ritualità, c’è la continua ricerca della qualità, c’è la costumista che ti vuole perfetto, cerca di dare il suo massimo, il macchinista che ti fa il caffè alla mattina. Ci sono delle cose che sembrano far parte di un altro mondo. Mi è piaciuta molto la ritualità che c’è ancora in questo mondo.

E cosa di meno?
Devo dire che anche tutte le cose che potevano spaventarmi all’inizio, come ad esempio la paura di sbagliare davanti a tutti, o di dover continuare a ripetere e magari far perder tempo, poi è passata perché son entrato in una sorta di trance in cui volevo sempre far meglio e quindi, anche quando sbagliavo, l’atteggiamento era sempre “la prossima la posso far  meglio”. Mi son trovato anche in un ambiente amichevole con il regista Guido Chiesa, mi sono trovato bene e quindi è stato tutto più leggero.

Pensi che questa tua esperienza nel mondo del cinema avrà un seguito?
Non lo so perché già quando mi hanno chiesto di fare questo film ero un po’ scettico. Quando ero giovane ero molto “wanna be”: ogni cosa che mi chiedevano di fare la volevo fare. Crescendo sono diventato un po’ più cauto, quindi tutto ciò che mi si propone lo analizzo e rianalizzo prima di prendere una decisione. Ed è stato così anche nel caso di questo film. Poi il produttore Maurizio Totti, con cui avevo già fatto un sacco di cose e ancora ne faremo in futuro, mi ha convinto e devo dire che mi è andata bene.

Pensi di essere un “figlio di papà” come quelli descritti nel film”?
In realtà il film si chiama “Belli di papà” ma non vuole assolutamente giudicare i ragazzi, quanto piuttosto i genitori. Io sono sicuramente un “bello di papà”, non tanto perché mio padre è famoso quanto perché ho una famiglia che in qualche modo è partecipe della mia vita, una famiglia presente, che mi educa, mi dice cosa fare, cosa non fare, asseconda le mie passioni. Il film invece critica il ruolo del padre che si è fatto da solo ma per fare strada ha dovuto dedicare la vita al lavoro e alla fine i figli lo accusano di questo. Un film, insomma, che vuole creare la discussione una volta usciti dal cinema.

Tu come ti senti come padre?
E’ una continua ricerca per tentare di diventare un bravo papà. Da una parte credi di aver capito tutto, dall’altra capisci di non aver capito niente…

Qual è il tuo segreto per la felicità?
Non averla ancora trovata e quindi essere alla ricerca continua. Se l’avessi trovata a vent’anni, a trent’anni sarei stato finito. Così come devo ancora trovare il mio sogno fantastico da realizzare: non so quale sia ma so di averne uno… Sicuramente se prima era tutto volto verso di me, adesso che ho dei figli e una famiglia, sono più proiettato a costruire qualcosa per loro. In questo momento la mia massima felicità sarebbe poter dare un futuro migliore ai miei figli e per questo so che no posso stare fermo ma continuare a creare nuove iniziative di successo.

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