Al cinema la storia di Santa, uccisa dal suo stalker. Per non dimenticare

Santa Scorese, protagonista del docufilm “Santa Subito”che ha vinto la Festa del Cinema di Roma, prima vittima di femminicidio. La sua storia per non dimenticare

“Ho solamente ventitrè anni, non posso morire così”.  Con queste parole, mentre veniva portata in ospedale dopo essere stata accoltellata dal suo stalker, un ragazzo disturbato che da tre anni la perseguitava verbalmente e fisicamente, Santa Scorese, studentessa barese, riassumeva, tutta la sua disperazione  e incredulità. Nonostante poco dopo, a un passo dalla morte, riuscirà a esprimere perdono per il suo carnefice.

Tutto questo succedeva nel 1991, quasi 30 anni fa, quando termini come femminicidio, stalker, omicidio di genere non era ancora stati coniati e non esisteva nessuna giurisdizione in merito.

Santa Scorse è stata una delle prime vittime di femminicidio, e la sua vicenda, che oggi è diventata un film, Santa Subito, è resa ancora più tragica dal fatto che la ragazza, fervente cattolica, impegnata nel volontariato, pronta a diventare una Missionaria,  è stata uccisa anche per questo. “O me o Dio” le scriveva nei suoi deliri Giuseppe, l’uomo che l’ha accoltellata a morte.

Il problema sottolineato dal regista  Alessandro Piva, il primo ad essersi meravigliato dell’enorme successo ottenuto dal film alla festa del Cinema di Roma, dove ha conquistato l’unico premio della kermesse, quello del pubblico, è che allora non c’era assistenza da parte dello Stato per chi segnalava alle autorità persecuzioni di quel tipo. Santa e i suoi genitori per anni hanno denunciato le lettere, gli appostamenti e le aggressioni di Giuseppe, senza ricevere tutela alcuna. Così come non c’è stato alcun aiuto psicologico ai familiari dopo la morte di Santa.

Sono passati 30 anni eppure i temi del femminicidio e dello stalking restano attualissimi. Dice il regista: “È incredibile che oggi nonostante lo Stato si sia dotato di maggiori strumenti per contrastare la violenza di genere con una normativa specifica sullo stalking, continuano ad accadere cosi tanti fatti di sangue: 55mila donne ogni anno presentano denunce ai centri anti violenza e una donna ogni 72 ore viene uccisa da ex partner, pretendenti respinti, stalker di vario tipo. Sono dati allarmanti, è una piaga ed è giusto che si rifletta con ogni mezzo, legislativo ma anche culturale quale è il cinema, per contrastare questo fenomeno”.

“Viviamo in un periodo in cui sono declinati continuamente le parole e le grammatica della sopraffazione, della violenza sul diverso, il più debole, donne ma anche bambini, omosessuali, minoranze religiose. Siamo bombardati ogni giorno da film, frasi, slogan intrisi di violenza. Tutto questo genera aggressività continua, soprattutto nelle persone con meno strumenti e più fragili psicologicamente, che prima o poi esplodono.

“Molto di quello che vediamo tutti i giorni nelle cronache deriva da questa cultura e la politica deve imparare ad armarsi di strumenti diversi rispetto all’aggressione verbale, affinché la gente non la faccia propria”

Forse solo così la morte  di Santa, ma soprattutto quello che è stata nella sua breve vita, e che il film riassume bene, può davvero insegnarci qualcosa.

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