Papà Angelo: “Uomini, cambiate i pannolini”

Siate presenti, non abbiate paura di sbagliare né di mostrare il vostro lato tenero. Perché in realtà è quello più virile. Cari padri e care madri, ecco i consigli di Angelo Pisani

Ebbene sì, Angelo Pisani ci piace. Perché è un papà che fa il papà. Un papà che non ha paura di mettersi a nudo, di mostrare le sue debolezze, di parlare dei suoi limiti, con ironia e leggerezza. Papà Angelo (ce lo ricordiamo nel duo comico di Zelig, i Pali e Dispari) è sposato con la collega Katia Follesa (ricordate Katia e Valeria?), nonché padre della piccola Agata. E’ venuto a trovarci e con lui abbiamo parlato della sua famiglia, del suo progetto Conto fino a tre, della sua bimba e del ruolo dei papà.

Com’è cambiata la tua vita dalla nascita di Agata?
Completamente. E fortunatamente, aggiungo. Ho intrapreso il percorso artistico da giovane, all’epoca ero molto proiettato su me stesso e poco interessato a quello che mi succedeva intorno. Con la nascita di Agata in modo spontaneo ho spostato la mia attenzione su di lei, i suoi ritmi e i suoi modi che non collimavano coi miei. E’ stato un fermarsi, capire cosa stava succedendo e ripartire molto più spedito e in modo mirato. Prima andavo a tremila senza sapere dove andavo, ai tempi di Zelig accadevano cose bellissime ma senza che quasi me ne rendessi conto. Con Agata ho iniziato a farmi delle domande, fermarmi e rispondere. E la prima risposta è che volevo essere padre e mi piace fare il papà. La seconda è che ho iniziato un percorso completamente nuovo.

VIDEO: GUARDA IL MESSAGGIO DI ANGELO ALLE MAMME E AI PAPA’ DI DILEI

Come vi dividete le incombenze quotidiane tu e Katia?
Il lato negativo del nostro lavoro è che quando non c’è ti mette davanti a momenti di tempo libero che possono essere duri, perché non lavorare non fa psicologicamente stare bene. Nei momenti di attività lavorativa ti permette invece di gestirti gli impegni in modo molto libero. Io e Katia abbiamo una grande intesa e nessun tipo di preclusione. Per noi non esistono cose “da papà” e cose “da mamma”. La nostra è una gestione che definirei intelligente.

Ti senti “mammo”?
No, non mi piace come termine. Il papà fa delle cose che fanno anche le mamme. La mamma fa delle cose che fanno anche i papà. Abbiamo la fortuna di fare i papà, facciamo i papà.

A volte i papà sono assenti, ma dal canto loro noi mamme siamo un po’ troppo accentratrici
Credo sia una commistione di responsabilità. Un po’ sono i papà che si nascondono dietro al fatto che le mamme dicano «faccio io», e un po’ le mamme che vogliono controllare tutto non considerando il fatto che, come i papà, possono sbagliare. Forse temono che i papà possano essere più bravi delle mamme. Perché può succedere, come può succedere che le mamme possano essere più brave dei papà. Ognuno fa il genitore a suo modo. Le mamme a volte vogliono mantenere lo scettro di un ruolo, ma se insegni al bambino che la mamma sa fare le cose e il papà no, danneggi sia il padre che il figlio. Ed è sbagliato anche il contrario.

Raccontaci del progetto Conto fino a tre
Il progetto prevede un sito, un libro e uno spettacolo teatrale. Non è altro che il racconto della mia attività da papà, che passa attraverso il modo in cui affronto la giornata tipo: la sveglia, l’asilo, il gioco, la cena, la fiaba. Ho deciso di fare questo perché mi piaceva l’idea di raccontare comicamente la cosa. Credo che attraverso l’ironia si possa condividere di più. Molto spesso i genitori si prendono troppo sul serio.

C’è qualcosa che pensavi non avresti mai fatto, prima di diventare padre? Tipo cambiare il pannolino
Purtroppo c’è un’idea di virilità da parte dei padri ancora arcaica. Molti pensano che cambiare il pannolino o mostrare tenerezza significhi essere meno virili. Invece per me lo è, o se non è virilità è una forma di capofamiglia nell’accezione più pura che permette di dire alla tua compagna “mi puoi proteggere, posso fidarmi di te”. E’ ancora un grosso limite dei maschi italiani.

Che papà sei?
Sono un papà consapevole di essere un padre. Mi faccio tante domande e non sempre trovo le risposte ma continuo a farmele. E non ho perso di vista il fatto che sono un individuo che si chiama Angelo e sono il compagno di Katia.

La tua paura più grande?
Quella di non essere sempre la soluzione ai problemi di mia figlia. Ed è giusto che sia così. Il mio compito è quello di amarla e di accompagnarla nel percorso della vita. Poi un giorno sarà lei a dirmi «Adesso che mi hai accompagnato ti levi di torno?». Sai, sono pur sempre il papà di una bimba, sono il suo re. E’ bello sentirsi così perché scopri un modo di essere amato diverso. L’altro giorno mi ha detto: «Papà, tu sai tutto». E io lo so che non è vero ma per un attimo ho pensato “Wow!”.

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