Le donne del Mediterraneo, in lotta per la libertà

Tre fotografe raccontano le donne italiane, nordafricane e mediorientali unite nella battaglia per la loro autodeterminazione, alla ricerca di un destino migliore

La primavera siamo noi di Cristina Mastrandrea, Madri in lutto di Michela FabbrocinoI fiori del male di Zoe Vincenti, sono tre progetti fotografici e tre atti d’amore e di conoscenza verso le donne del Mediterraneo. Lo sguardo femminile delle tre fotografe  mostra come in modi differenti ognuna di loro, che sia italiana, marocchina, tunisina, eritrea o della striscia Gaza, lotti per la propria autodeterminazione e libertà.

Le loro foto saranno esposte, fino al 16 luglio, alla Biblioteca Nazionale di Napoli, all’interno della mostra Mediterraneo: fotografie tra terre e mare 2015. (http://www.mediterraneofotografia.eu/web/)

La  napoletana Michela Fabbrocino racconta il ruolo portante della donna nella storica processione del Cristo Morto a Maddaloni (CE), la milanese Zie Vincenti documenta la dura situazione femminile in Marocco, soprattutto per le madri dei bambini avuti da relazioni prematrimoniali.

La primavera siamo noi raccoglie le foto che l’eporediese trapiantata a Roma Cristina Mastrandrea ha dedicato alle donne del Mediterraneo, alla ricerca di un destino migliore, anche a rischio della propria vita. La primavera come simbolo di rinascita, di cambiamento, di libertà. Sono le giovani donne del Mediterraneo, da Tunisi a Gaza, passando per le migranti eritree che la fotogiornalista ha voluto immortalare con la sua macchina fotografica.

Perché la scelta di queste donne come tema delle tue foto?
Le donne che ho incontrato da Gaza alla Tunisia fino alle migranti eritree sbarcate a Lampedusa, rappresentano per me una forza innovativa, una spinta al cambiamento che solo le donne posso dare in alcune società. Il mio lavoro raccoglie alcuni sguardi verso il mondo femminile in continua lotta verso la libertà, la conquista e la rivendicazione dei propri diritti.

Quando è nata in te la voglia di raccontare queste donne?
La “Primavera siamo noi” è un progetto che nasce da un lavoro sulle ragazze di Tunisi. Le ho viste con i loro colori passeggiare in avenue Bourghiba, e le ricordo per la loro allegria ma anche determinazione. Protagoniste insieme agli uomini della rivoluzione, considerata tradita da molti, loro continuano a resistere chiedendo partecipazione, diritti e il vero cambiamento della società. Quando sono stata a Gaza, ho incontrato molte giovani ragazze e dentro di loro ho sentito la stessa voglia di cambiare, di essere libere, di voler partecipare, di sentirsi se stesse anche quando la società glielo impedisce. Una forma di “resistenza femminile” più o meno manifesta, a volte intima, timida in alcuni casi, che solo ad una donna è concesso vedere e che solo una donna può comprendere. Una resistenza che si delinea in maniera trasversale nelle società del Medio Oriente e del Nord Africa e di tutto il Mediterraneo.

Cosa ti hanno trasmesso?
Mi hanno trasmesso la loro forza anche quando, in  fuga da paesi in guerra, come le ragazze eritree, non hanno mai smesso di ricercare un destino migliore rischiando anche la loro vita. Loro sono la Primavera.

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