Consigli di sopravvivenza per mamme “in progress”

Chi dice che l'arrivo di un figlio rende tutto più difficile? Basta sapersi organizzare e affrontare la quotidianità con un pizzico di ironia. Intervista a una "mamma in progess"

La vita di noi donne, è inutile dirlo, in generale è sempre più frenetica e piena di quella degli uomini. Se poi arrivano i figli, le cose si complicano ulteriormente. Eppure una strategia di sopravvivenza alla dura quotidianità c’è. E magari si ottengono più soddisfazioni di prima. A raccontarcelo è una mamma, pendolare, lavoratrice e blogger che grazie alla Rete ha trovato solidarietà nell’affrontare le problematiche della maternità e un luogo dove immortalare e custodire i momenti di crescita del suo bebè inventandosi un blog che è ricco di consigli e di ironia.

Come nasce l’idea di realizzare il tuo blog Mummy in Progress?
Il blog è nato un po’ per gioco, nei primi mesi di gravidanza che mi hanno “costretto” a riposo, e con lo stesso spirito ho deciso di portarlo avanti. Dietro non ci sono grandi strategie o ambizioni, solo la voglia di raccontarsi e confrontarsi in maniera ironica e costruttiva, e di continuare a scrivere perché mi diverte farlo.

Che cosa significa per te maternità 2.0?
La maternità è un’esperienza fortissima, che è difficile condividere con chi hai vicino se non l’ha, a sua volta, vissuta di recente. Per me che sono una googlatrice seriale e una web addicted, la Rete è stato ed è ancora un modo di cercare informazioni e per confrontarsi con altre mamme. A volte si creano dei rapporti forti a distanza ed è più facile trovare comprensione. Non parlo solo di mamme conosciute in Rete, ma anche ad esempio delle altre ragazze con cui ho frequentato il corso preparto: veniamo tutte da città diverse e, nonostante sia passato oltre un anno, continuiamo a tenere attivo un gruppo su whatsapp su cui ci scambiamo consigli o chiediamo suggerimenti avendo i bimbi nati a distanza di pochi giorni. Allo stesso tempo sul web è più facile ad avere accesso ad alcune informazioni, o trovare dei consulenti specializzati a cui rivolgere le proprie domande (ecco gli esperti di DiLei a cui potete rivolgere le vostre domande ndr).

Quali sono i consigli che le tue lettrici ti chiedono con maggior frequenza?
Molto spesso mi viene chiesto un parere sugli accessori realmente utili per i neonati, da inserire nelle liste nascita. L’offerta attuale è talmente variegata che, se si è alle prime armi, è difficile sapersi orientare e quasi inevitabile cadere in spese inutili. Un grande cruccio dei neogenitori è il passeggino: trio, ovetto, duo, riduttorre, navicella… Soprattutto perché si tratta di veri e propri investimenti e andrebbero considerati tanti fattori. Proprio di recente mi è capitato di seguire le peripezie di un’altra blogger nella scelta, che si è rivelata più difficile del previsto. Altri temi caldi sono le coliche del neonato, allattamento, svezzamento e naturalmente la nanna! (I consigli della nanna di DiLei ndr)

Il web è un luogo in cui trovare sostegno o in cui depositare ricordi dei bimbi che crescono?
Entrambi, l’uno non esclude l’altro. I bambini crescono così velocemente che a volte si ha quasi paura di dimenticare dei momenti (ne parlavo proprio in un post, Dove vanno a finire i ricordi). I nostri smartphone hanno perennemente la scheda di memoria piena di foto, i profili dei social o i blog sono veri e propri diari che raccolgono racconti e aneddoti che probabilmente finiremmo altrimenti per dimenticare.
Allo stesso tempo, come raccontavo prima, il web è un luogo di confronto e di sostegno tra mamme che stanno vivendo o hanno vissuto esperienze simili.

Come affronti la maternità, più con ironia o più con ansia?
Durante la gravidanza mi sono fatta spesso sopraffare dall’ansia. Sentivo forte la paura che qualcosa potesse andare storto, probabilmente perché era qualcosa più grande di me che non riuscivo a controllare. L’ironia è proprio ciò che mi ha aiutato a salvarmi da me stessa, e a prendere ogni giorno con più leggerezza. Quando parlo di leggerezza non intendo superficialità, perché non si può esserlo con un bambino che dipende in toto da te. Può essere però sicuramente utile farsi una risata della nottata in bianco, di alcune abitudini bizzarre dei bambini, di qualcosa in cui proprio non si riesce. Io ad esempio mi sento una “portatrice mancata”: ho sempre sognato di portare in fascia o con altri strumenti la mia bimba, ma vuoi l’inesperienza, vuoi il cesareo, vuoi il peso abbastanza elevato di lei, è stato un disastro (lo racconto in Volevo essere Gisele). Mi sono così tanto documentata che se dovessi avere un altro figlio, credo che andrà molto meglio.

Mamma e lavoratrice, qual è la tua strategia di sopravvivenza?
Delegare a persone di cui si ha piena fiducia. Su questo ho dovuto lavorare molto perché per mia natura sono diffidente. E pensare che tuo figlio non solo sopravviverà, ma starà addirittura bene senza di te. Credo che sia un modo sano di gestire il distacco, oltre che rispettoso nei confronti del lavoro: se sei a lavoro non puoi passare la giornata al telefono chiedendo come sta e cosa fa tuo figlio. La tentazione è forte, ma credo non sia utile a nessuno.

Puoi svelare alle nostre mamme una dritta su come gestire famiglia e lavoro?
Credo che sia fondamentale organizzarsi il più possibile e individuare delle persone di riferimento che possano realmente rendersi utili. Perché con le parole siamo tutti bravi, ma se qualcuno su cui sapevi di poter contare viene meno, diventa problematico per tutta la famiglia. E per me che sono anche pendolare è indispensabile ottimizzare i tempi: se non ho più tempo per la piega taglio i capelli (anziché averli lunghi e in disordine), se non ho tempo per la colazione metto su il caffè la sera prima, se devo fare delle commissioni sfrutto la pausa pranzo.

In una società prevalentemente maschilista, qual è la rivincita più grande che ti sei presa come mamma?
Essermi migliorata. Quando manchi da lavoro da tanto, quando chi ti conosce da sempre ti ha visto lievitare (io ho preso oltre 14 kg, dico oltre perché dal settimo mese ho smesso di pesarmi) ci si aspetta di trovarti sicuramente fuori forma e poco concentrata sul lavoro. Io sono stata fortunata e fisicamente, nonostante non sia più in tenera età, la gravidanza non ha lasciato segni (tranne la cicatrice del cesareo), anzi tutti mi trovano ringiovanita. Allo stesso tempo mi sento più “performante sul lavoro”: crescere un figlio è molto più duro, quindi sei portato a ridimensionare le difficoltà e ad affrontarle con maggiore sicurezza.

Esiste un metodo per farsi aiutare dai propri uomini nella cura dei figli?
Credo che questo dipenda molto da come la coppia viveva i propri ruoli in casa prima dell’arrivo dei figli. Se hai sempre lavato piegato stirato e riposto devotamente anche i calzini di tuo marito, non puoi aspettarti che cambi dall’oggi al domani. Noi abbiamo sempre suddiviso i compiti, in base sia al tempo trascorso fuori casa per lavoro, che alle proprie inclinazioni. Quindi sì, sarò anche fortunata perché ho un marito che mi aiuta tantissimo, oltre ad essere un papà in grado di accudire la propria figlia, ma è vero anche che tra me e lui c’è sempre stata una forte complicità e collaborazione.

Il tuo status è più da Casalinghe disperate o da Sex and the City?
Domanda difficilissima, perché da appassionata di serie TV, le ho seguite ed amate entrambe. Probabilmente però mi sono lasciata alle spalle lo status da Sex and the City diversi anni fa, quindi direi da Casalinghe disperate. Che poi, a dirla tutta, queste quattro signore, della casalinga hanno ben poco!

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