“Border of Hope”: il progetto di speranza di Sara e Cristina

“Border oh hope” è un progetto creato da due giornalista freelance per dare voce alle migliaia di venezuelani in fuga dalla fame e dalla povertà. Aiutiamole!

Ogni giorno 70mila venezuelani entrano in Colombia. Un confine caotico e un ponte per fuggire dalla povertà, alla ricerca di un futuro migliore.

Sara Lucaroni e Cristina Mastrandrea: due donne, due giornaliste freelance che cercando da sempre di diffondere una informazione di verità e senza censure. Lo hanno fatto in passato e vorrebbero farlo oggi, dando voce alle migliaia di adulti e bambini che fuggono dalla fame, dalla povertà e da un paese, il Venezuela, colpito da una grave crisi economica.

Non a caso il loro progetto si chiama Border of Hope, la speranza che nutrono tutte quelle persone in un destino migliore. E la speranza che hanno Sara e Cristina di poter dar loro voce e visibilità nel mondo.

Crediamo che in questa epoca di cambiamenti storici, come quello che sta attraversando il Venezuela, sia necessario esserci, per raccontare e accendere un faro sulle storie di uomini, donne e bambini. Perché dietro i numeri ci sono sempre volti, vissuti, esperienze e sogni che meritano di essere conosciuti

Per questo le due giornaliste hanno creato un piano di crowdfunding (raccolta fondi) sul portale di “Produzioni dal basso”.

Dice Cristina Mastrandrea, giornalista e fotografa:

Ho visitato altri paesi dell’America Latina dove i confini hanno barriere fisiche, limiti spaziali ma anche emotivi. La frontiera è separazione di un territorio da un altro, ma attraversare un confine è anche uscire da uno spazio familiare e conosciuto, per entrare in quello dell’incertezza, dell’ignoto, della paura e dei sogni. Raccontare la vita e le emozioni di chi affronta questo viaggio è la continuazione di un mio percorso personale fatto di immagini, parole e storie di chi guarda con speranza oltre i confini

Sara Lucaroni, giornalista:

Vorrei raccontare un fenomeno migratorio, diverso da quello che lega l’Africa all’Europa, ma il cui senso è lo stesso: l’autodeterminazione, diritto fondamentale di ogni essere umano che non dovrebbe mai, in nessun luogo del mondo, trasformarsi in dramma

Aiutiamole nel loro progetto: perché la speranza e l’incertezza possano trasformarsi in qualcosa di certo e concreto. E perché i confini, nel mondo, perdano sempre di più la loro ragione di esistere.

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