Il ricordo di Anna Politkovskaja, la giornalista scomoda e libera

"Io vivo la vita e scrivo ciò che vedo" diceva sempre la giornalista assassinata a Mosca il 7 ottobre del 2006

Una scrittura la sua, così disarmante per quanto vera, che gli è costata la vita. Ma non le importava, no, perché la penna di Anna Politkovskaja produceva l’inchiostro necessario per raccontare quello che i suoi occhi vedevano.

Di lei, tutti ricordano quei racconti e le denunce dell’orrore della guerra in Cecenia, le stesse che nonostante le minacce e i tentativi di “mettere a tacere”, ha portato avanti senza paura.

Anna Politkovskaja è nata a New York il 30 agosto del 1958. Figlia di due diplomatici ucraini, entrambi funzionari dell’URSS all’Onu, intraprende la carriera universitaria laureandosi poi in giornalismo presso l’Università di Mosca.

Nel 1998 si reca per la prima volta in Cecenia, come inviata della Obšcaja Gazeta, un viaggio che cambierà per sempre la sua vita. Da quel momento in poi, infatti, Anna comincia a lavorare su inchieste scomode e reportage sulla Cecenia, il Daghestan e l’Inguscezia, criticando senza paura o remore il presidente russo Putin e i politici locali.

Sostenitrice della libertà di parola, di scrittura e di pensiero, Anna documenta e denuncia i massacri in Cenenia.

Bisogna essere disposti a sopportare molto, anche in termini di difficoltà economica, per amore della libertà.

Ma non si limita solo a quello, tra la fine degli anni ’90 e i 2000, la giornalista visita i campi profughi e gli ospedali e si muove a sostegno delle famiglie delle vittime civili, ma ecco che nel settembre del 2004, c’è quel tentativo di avvelenamento, mai confermato, dopo un malore denunciato su un volo diretto a Beslan.

Pensate che questo l’abbia fermata? Niente affatto: l’anno successivo, Anna partecipa a una conferenza di Reporter Senza Frontiere a Vienna tenendo un dibattito sulla libertà di stampa, denunciando ancora una volta la Russia e il clima di intimidazione del Paese.

Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano, ma io vivo la vita e scrivo ciò che vedo.

Il 7 ottobre del 2006, però, Anna Politkovskaja viene assassinata nell’ascensore del palazzo dove abita a Mosca. Subito dopo la sua scomparsa, la Novaja Gazeta pubblica gli appunti tratti da un’inchiesta su cui Anna stava lavorando, ancora una volta, al centro di tutto, le torture cecene.

Il suo omicidio scuote tutti, come mostra la folla commossa che presenzia al funerale della giornalista. Ad Anna Politkovskaja, oggi sono dedicati un albero e un cippo, posti all’interno del Giardino dei Giusti di tutto il Mondo di Milano.

La sua storia e il suo coraggio oggi sono per tutti indimenticabili e, l’eco delle sue parole, risuona forte nel docu-film dal titolo Anna Politkovskaja. Concerto per voce solitaria di Ferdinando Maddaloni.

 

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