Ale, mamma e blogger “birba”

Intervista alla creatrice del salotto virtuale rifugio per le mamme che si sentono abbandonate a loro stesse dopo aver dato alla luce il proprio bambino

Alessandra è giornalista da 15 anni, da due anni mamma di Giacomo, e da uno di un blog che si propone di aiutare tutte le mamme a non sentirsi “abbandonate” a loro stesse dopo aver dato alla luce il proprio bambino. Cosa che in Italia, purtroppo, è inevitabile.

Birbamamme, nato il giorno della festa della mamma, l’11 maggio 2014, è un salotto virtuale dove ti siedi e chiacchieri con le amiche, raccontando i tuoi problemi e cercando una soluzione.

Ci racconti qualcosa di te?
Mi chiamo Alessandra, ho 42 anni, sono giornalista. Ero free lance, collaboravo in maniera fissa con un importante magazine italiano in qualità di beauty editor. Sono rimasta incinta e il mio capo ha pensato bene di lasciarmi a casa. Una delusione umana, prima che lavorativa. Questa cosa mi ha distrutta. Anche perché è accaduta in concomitanza con la nascita di Giacomo, ad aprile 2013. Pensavo che dopo il parto tutto, a livello lavorativo,  sarebbe tornato come prima, invece così non è accaduto.

Quando è nata l’idea di un blog per le mamme?
Quando mio figlio è stato per due settimane in terapia intensiva, dopo il parto. Nella sala del tiralatte, per non sentirmi una mucca nella stalla, mi collegavo a internet e leggevo di tutto.  Mi sono accorta che c’erano una infinità di blog di mamme, ma non mi ritrovano in nessuno di essi. O erano troppo didascalici (“Si fa così, così, così”) o di mamme tutto fare, di quelle che producono torte, disegni, lavoretti. E io pensavo: “Ma queste dove lo trovano tutto questo tempo?”. Così ho pensato di crearne uno io, che fosse come lo avrei voluto leggere.

Come definiresti il tuo blog?
Un salotto. Dove arrivi, ti siedi e chiacchieri con le amiche, un mom lounge dove entri e ti bevi un bibe rhum. Un posto dove  non ti devi sentire giudicata, esponi il tuo problema e, come se stessi parlandone con un’amica, speri che qualcuno ti dia una soluzione. Se poi l’amica è una persona titolata, meglio ancora.

Quando è nato ufficialmente Birbamamme?
Il blog è nato il giorno della festa della mamma del 2014, l’11 maggio. Non mi dà da mangiare, non ho collaborazioni retribuite ma mi ha salvata dalla depressione. È una community famigliare, dove mia mamma fa la pr, mio papà il collaboratore di bozze e le amiche mi correggono i refusi.

Quali sono i tuoi obiettivi?
L’idea è di fare qualcosa che sia sempre più di servizio, per aiutare le altre mamme. Perché quello che ho sofferto io è stata la sindrome dell’abbandono. Da noi c’è assistenza fino al parto, poi vieni abbandonata a te stessa.

L’Italia non è un paese “mamma-friendly”?
No, fa schifo. Dopo il parto devi fare tutto da sola. Io poi, come molte mamme, avevo i genitori lontani. Sei stressata e finisci col lasciarti andare. I ritmi cambiano, tu sei  spesso sconvolta e ti chiedi: “Chi me l’ha fatto fare”?. L’idea era: voglio tornare a sentirmi femmina. Fare figli è la cosa più bella del mondo ma voglio tornare a fare anche quello che facevo prima.

Quali sono le sezioni più seguite sul blog?
Il post più seguito, tieniti forte, è stato fin’ora “Come eliminare la pancia dopo il parto”. Da quando è stato scritto fa in media un click al giorno. Perché la verità è che puoi cercare di rendere interessanti le cose più strambe, ma alla fine le donne cercano sempre quelle due o tre cose.

C’è un modello di mamma cui ti ispiri?
Non ho un ideale preciso. Di sicuro non vorrei essere una mamma iperansiosa, ma una che sappia rendere felice chi gli sta intorno. Soprattutto vorrei essere una mamma multitasking, anche se non ci sono ancora riuscita.

Ale, mamma e blogger “birba”