Vincere il tumore sarà possibile, ecco come

Intervista al Direttore Scientifico di AIRC che spiega gli obiettivi della ricerca contro il cancro, in particolare quello femminile, e come limitare i rischi

Negli ultimi 50 anni la ricerca oncologica ha fatto notevoli progressi nell’ambito della prevenzione, della diagnosi e della cura, contribuendo a migliorare la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi per i tumori femminili, portandola ad esempio all’87% per il tumore al seno e al 68% per il tumore della cervice uterina.

Tutto questo è stato possibile grazie al lavoro di AIRC che domenica 10 maggio ha proposto, come ogni anno, l’iniziativa L’Azalea della Ricerca, fiore che da oltre tre decenni è il simbolo della battaglia contro i tumori femminili: in quasi 4mila piazze d’Italia è stato possibile scegliere una delle 600mila azalee per festeggiare la mamma e contribuire concretamente a rendere il cancro sempre più curabile.

Abbiamo intervistato il Direttore Scientifico di AIRC, Maria Ines Colnaghi, che ci ha dato alcuni importanti strumenti per arginare il rischio di ammalarsi di tumore.

Nel giorno della Festa della Mamma l’AIRC ha posto l’attenzione sulla lotta contro i tumori femminili. In questi giorni si è spesso parlato di mastectomia e ovariectomia preventive, dopo che Angelina Jolie si è sottoposta a entrambe. Lei cosa pensa di questi interventi preventivi?

L’intervento preventivo della Jolie ha in un certo senso fatto scuola. L’attrice aveva la probabilità di incontrare nella sua vita un cancro alla mammella vicino al 70%, in quanto tumore ereditario. In altri termini, c’è un guasto genetico nella famiglia dell’attrice che ne favorisce la formazione. Sia la mamma che la sorella della mamma di Angelina sono morte giovanissime proprio a causa del tumore alla mammella. Perciò, la Jolie si è sottoposta al test genetico scoprendo che anche lei ha ereditato questo guasto. Il test genetico è consigliabile infatti a tutti coloro che hanno diversi casi di morti per tumori in famiglia. In particolare, il guasto genetico trovato alla Jolie favorisce sia il cancro alla mammella che quello alle ovaie. Mentre il rischio di un tumore al seno può essere tenuto sotto controllo, sottoponendosi ad esami come l’ecografia che non è dannosa e può essere ripetuta ogni sei mesi, il tumore alle ovaie è difficile da diagnosticare o prevenire. Per cui nel caso della Jolie, dove la possibilità di avere un tumore alle ovaie era altissimo, ha fatto benissimo a farsi esportare mammelle e ovaie, soprattutto in considerazione del fatto che ha già avuto figli. L’avrei fatto anch’io al suo posto. E’ stata la decisione più saggia.

Una preoccupazione comune a molte donne riguarda la pillola anticoncezionale: è vero che può causare il tumore?

Il rischio è stato molto ridimensionato con le pillole di oggi. Se una donna prende per tutta la vita la pillola anticoncezionale può esserci un minimo pericolo. Ma l’incidenza tumorale tra chi la prende e chi no, non è molto diversa. La pillola è meglio non prenderla in continuità, ma assumerla in tempi brevi, quando serve.

I casi di melanoma sono raddoppiati in Italia e non solo. Un problema che si fa più pressante con l’arrivo dell’estate quando ci si espone maggiormente al Sole. Cosa si può fare per limitare i rischi?

Il melanoma è un tumore legato all’esposizione solare eccessiva da parte di popolazioni che nei millenni non si sono create la protezione necessaria. Sdraiarsi al Sole per ore, specialmente se si ha la  carnagione chiara, senza protezione, può portare a ustioni della pelle. Proprio l’abbrustolimento eccessivo dell’epidermide favorisce i melanomi. Per limitare il pericolo, bisogna usare creme protettive e anche occhiali scuri per riparare gli occhi che sono una parte molto delicata. Non a caso, le nostre sagge nonne e bisnonne usavano cappelli e ombrelli per proteggersi dal Sole.
L’incremento del melanoma dunque è il risultato di una moda, quella della tintarella a tutti i costi. Questo tumore infatti non è dovuto a nessun particolare elemento tossico nell’aria, ma solo ai “bagni di Sole” senza protezione.
Per chi sta parecchio al Sole, è consigliabile sottoporsi a un controllo ogni due o tre anni. Oggi c’è un esame che permette di disegnare un’immagine precisa di tutte le macchie sul corpo che permette di verificare di volta in volta se ci sono delle mutazioni.

Il 2015 è un anno particolare per l’AIRC, festeggia 50 anni di attività nella lotta ai tumori. Quali sono i prossimi obiettivi?

L’AIRC si propone di continuare a finanziare tutti i progetti che vengono considerati validi, scelti secondo un protocollo scrupoloso e severo. Progetti quindi che sono considerati il top nella ricerca oncologica. Sostenere la ricerca ai massimi livelli è quello che l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro fa da 50 anni, da quando è nata. Oltre a questi studi, l’AIRC ha sviluppato il programma “Cinque per mille” che, partendo dalla ricerca molecolare, cioè quella base, ha come traguardo la produzione di un farmaco che possa arrivare al letto del paziente entro cinque anni. Una sfida impegnativa che ha portato a dei risultati positivi e di successo con un prodotto pronto e altri due o tre in fase di sviluppo.

Quindi si può dire che la ricerca oncologica è un’eccellenza italiana? E che fa eccezione rispetto ad altri ambiti dove si assiste al fenomeno della fuga di cervelli?

La ricerca oncologica in Italia è d’eccellenza. I cervelli in Italia ci sono. Per evitare che se ne vadano all’estero, bisogna dare loro la possibilità di farli funzionare. Cioè bisogna permettere loro di fare ricerca in Italia. Con AIRC c’è stata e c’è questa possibilità. In Italia nascono le cose più innovative nell’ambito della terapia oncologica, come la chirurgia conservativa. Ad esempio, anni fa la mastectomia lasciava segni pesanti sul corpo della donna. Io lo so per esperienza diretta, perché mia mamma ha dovuto subire quest’intervento. Con le nuove tecniche messe a punto in Italia le cose sono cambiate. La chirurgia conservativa ha permesso anche di evitare l’amputazione degli arti, come le gambe, nei casi di osteosarcoma. In questo ambito l’Italia è all’avanguardia, è una promotrice di novità oncologiche.

Quali consigli dà alle lettrici di DiLei per prevenire i tumori?

Io consiglierei già in età molto giovane di sottoporsi a una visita ginecologica almeno ogni due anni nella quale fare il pap-test. Ricordarsi di fare la mammografia e se c’è un piccolissimo dubbio sottoporsi alla risonanza magnetica. In questo modo, nel caso in cui si riscontrasse la presenza di un tumore, è possibile intervenire subito e asportarlo con un intervento da day-hospital, non troppo impattante. Per chi, invece, ha casi di tumore in famiglia, è bene fare esami specifici. Ad esempio, se più parenti hanno avuto il cancro al colon, sarebbe auspicabile sottoporsi a una colonscopia preventiva. Comunque, in generale la prevenzione può cominciare dopo i 40 anni, ad eccezione di coloro che hanno tumori genetici, allora la prevenzione comincia anche già a 18 anni.

Vincere il tumore sarà possibile, ecco come