La cucina, il cuore della casa

Grande e tecnologica, riunisce la famiglia ma forse spinge a mangiare di più

È all’insegna della stare insieme la cucina presentata a Eurocucina. Spaziosa e aperta, è lei il vero cuore della casa. Niente fronzoli e sì alla tecnologia, purché sia nascosta, per lasciare tanto spazio e libertà di muovimento al suo interno, per viverla non solo all’ora di pranzo e cena. Non è più l’ambiente da nascondere dietro la porta, dove fermarsi sono per cucinare e mangiare, ma è annessa nella zona living. Una tendenza che arriva dagli Stati Uniti.

Come il modello “G-Box” firmato Schiffini, in marmo, cavi e acciaio. Una delle grandi novità per gli elettrodomestici è Freddy, l’abbattitore di calore firmato Irinox, che dai ristornati approda in casa. Somiglia più a un elegante e lineare studio “Solaris” di Ernestomeda, disegnata da Pietro Arosio: tavolo in corion, materiale simile al marmo, e acciaio, un coreografico rubinetto doccia, un lavello dalla sagoma essenziale, e piano cottura in vetroceramica senza comandi e griglie in rilievo. Gli armadi sono realizzati in legno laccato lucidato bianco o laccato opaco nero, entrambi dotati di elettrodomestici a incasso. Minimalista “Terra”, la cucina di Claudio Silvestrin, in porfido fiammato e in legno di cedro tagliato secondo un unico modulo. Gli elettrodomestici all’avanguardia sono nascosti all’interno di ante e cassetti. Non vuole l’apostrofo “Lisola” dello studio canadese Yabupushelberg, nuova proposta di Dada, un blocco che accoglie legno e acciaio.

Nel frattempo dall’America arriva una nuova teoria: le maxi cucine sono legate al problema dell’obesità, che affligge moltissimi statunitensi? Se lo chiede il Washington Post. Mezzo secolo fa le cucine americani misuravano circa 7,5 metri quadrati, e un americano pesava in media 75 chilogrammi. Oggi la cucina ne misura quasi 21, e l’americano medio ne pesa 86. Le nuove cucine a stelle e strisce sono sempre più grandi e a vista, e finiscono per diventare lo spazio più vissuto dell’abitazione. Non si limitano più a essere la stanza dove avviene la preparazione e la consumazione del pasto. In questo modo, forse, si incoraggiano le persone a trascorrere più tempo vicino a frigorifero e dispensa, e perciò mangiare di più.

«C’è qualcosa di romantico nell’idea della famiglia che si ritrova in cucina, nell’idea della casa-focolare – ha osservato Aric Chen, un architetto d’interni – ma nella casa-focolare del tempo andato non c’erano buste enormi di patatine fritte o confezioni giganti di maccheroni e formaggio». Le caratteristiche più gettonate, secondo un’indagine dell’American Institute of Architects, sono i banconi a isola e l’integrazione con lo spazio della famiglia. La gente vuole un ambiente aperto e accogliente, dove i bambini possono giocare mentre la mamma, collegata al pc, paga le bollette online, e il papà prepara i pancake.

La richiesta più frequente rivolta agli architetti è: più spazio per la dispensa. Intanto il quadro sanitario peggiora sempre più: quasi un americano su tre è obeso, e quasi due sono soprappeso, secondo i dati resi noti dai centri per il controllo e la prevenzione della malattia. La percentuale di adolescenti soprappeso è triplicata dal 1980, e ogni anno avvengono 110mila decessi legati all’obesità. Insomma, l’ipotesi potrebbe non essere così fantasiosa. O per lo meno, la colpa non è tutta delle maxi cucine. Ma, almeno in parte, la loro nuova struttura influenza in qualche modo le abitudini alimentari. Succederà anche in Italia?

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