Design vegano: che cos’è e quali sono i progetti più belli

Complementi e tessili privi di piume, di pelle e di lana: è il design vegano, e sa essere straordinario

Di PETA, molti avranno già sentito parlare. Acronimo di “People for the Ethical Treatment of Animals”, è una fondazione britannica impegnata nella tutela degli amici animali. Ora, la sua competenza “invade” anche il mondo del design: sono infatti nati i PETA Vegan Homeware Awards, una sorta di Oscar per gli arredi vegani volti a riconoscere l’impegno dei designer, dei brand e dei prodotti che – privi di pelle, piume, lana e seta – rispettano i diritti degli animali.

Ma quali sono, i più begli arredi vegani? La Peta ha premiato, su tutti, il designer israeliano Erez Nevi Pana. Per realizzare i suoi mobili, Erez utilizza unicamente sale e argilla del Mar Morto. Ed è proprio col sale, che il suo percorso è cominciato: i suoi sgabelli, irregolari e bianchissimi, paiono venire dal mare. Quando li ha presentati alla Design Week milanese, lo stupore è stato enorme. E l’apprezzamento pure.

Design vegano

Ma se quello del creativo classe 1983 è un’interpretazione estrema del design vegano, con l’utilizzo della sola terra e del solo sale, ci sono creazioni che – meno estrose – ben rappresentano comunque il concetto, tanto da essersi guadagnate un premio alla nobile competizione voluta dalla PETA. È stato premiato, ad esempio, il piumino Ultrawashable Double Duvet di Habitat, realizzato in microfibra di poliestere e sofficissimo nonostante non veda in alcun modo l’impiego di piume vere; rivestito in 100% percalle di cotone, può essere lavato in lavatrice a 60° andando così ad uccidere gli acari della polvere.

E poi, sempre in tema biancheria da letto, le lenzuola di “non seta”. Realizzate daThe White Company, le lenzuola della linea Camborne Bed Linen sono cucite in Portogallo con cotone egiziano a 400 fili, e rifinite poi con bordi Oxford a contrasto. Il loro effetto? Sembra davvero di dormire nella seta, ma senza che nessun baco debba essere utilizzato per la loro produzione.

The White Company

Fonte: The White Company

Perché sono soprattutto i tessili, che ben si prestano ad una interpretazione vegana del design. Ci sono ad esempio i cuscini di Weaver Green, che sembrano realizzati in pregiata lana ma sono invece ricavati da bottiglie di plastica riciclata. Non sono solo bellissimi, per la verità: resistenti alle muffe e alle macchie, sono lavabili in lavatrice e trattati per essere immuni da terme e acari. Spesso, infatti, i tessili vegani sono anallergici. E fanno bene anche all’uomo.

Accanto ai brand artigianali e ricercati, in questo particolare settore del design, troviamo anche i brand low cost: arriva da Ikea Fårdrup, morbidissimo tappeto in finta lana di pecora che costa solo 10 euro; mentre Zara produce la Zara Blanket, coperta in paglia intrecciata realizzata con 100% acrilico, lavabile in lavatrice a 30°.

Weaver Green

Fonte: Weaver Green

Infine, c’è chi si è spinto decisamente oltre: Suszi Saunders è una designer londinese votata in tutto e per tutto al veganesimo. E, realizzando una casa interamente vegana, ha dimostrato a tutti come arredi di questo tipo possano essere straordinariamente belli. Colori scuri e complementi ricercati, la Saunders si dice convinta che il veganesimo non sia una dieta, ma uno stile di vita.

«Oltre ad essere più gentili con gli animali, i tessuti vegani, siano essi naturali o sintetici, hanno un’impronta ambientale minore rispetto alla devastazione causata dall’agricoltura industriale e dalle sostanze chimiche, necessarie per impedire la decomposizione dei materiali di origine animale», ha spiegato la PETA. Perché fanno proprio bene, gli arredi vegani. Agli animali, alla Terra. A noi stessi.

Casa vegana

Fonte: Instagram | Suzsi Saunders

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