Architetture visionarie

La XII Biennale di Architettura di Venezia è la prima a essere diretta da una donna, Kazuyo Sejima, vincitrice del prestigioso Pritzker Architecture Prize 2010. La mostra, dal titolo "People meet in architecture", quest’anno è particolarmente visionaria e presenta una serie di bizzarre e futuribili installazioni architettoniche, al limite tra progetto vero e proprio e opera d’arte.

"’The boy hidden in a fish" di Smiljian Radic e Marcela Correa dà il benvenuto ai visitatori nel primo padiglione: è un grande masso di granito all’interno del quale è ricavata una nicchia rivestita in cedro, dove nascondersi. Perché l’opera vuole far meditare sul terremoto e in particolare sui cataclismi che hanno colpito il Cile e L’Aquila.

"Your split second house", dell’artista Olafur Eliasson, che per dare l’idea del low-cost e del low-tech si immagina un ambiente tutto buio nel quale tre tubi di gomma per l’acqua, quelli che vengono usati per innaffiare il giardino, lanciano getti d’acqua mentre luci stroboscopiche mandano lampi per farli suggestivamente comparire e scomparire.

O "Natural Architecture", dove Martin Raijnis nel padiglione della Repubblica Ceca e della Repubblica Slovacca  propone un particolare allestimento tutto in legno, per farci riflettere sulla progettazione compatibile con la natura, senza sprechi e decisamente low-tech.

Tra le opere più suggestive della Biennale Cloudscapes di Transsolar e Tetsuo Kondo, tributo alle nuvole che è possibile vivere in prima persona, camminando su di una spirale attraverso i vapori di un ambiente creato artificialmente, con tre diverse atmosfere percepibili a seconda del livello a cui ci si trova.

"Il primo decennio del ventunesimo secolo si sta chiudendo in un susseguirsi di cambiamenti radicali: ci chiediamo se l’architettura può farsi portavoce di nuovi valori e moderni stili di vita. Questa mostra è l’occasione per sperimentare le molteplici possibilità dell’architettura e per dar conto della sua pluralità di approcci. Ogni suo orientamento è in funzione di un modo di vivere diverso", ha dichiarato la curatrice.

Massima libertà di espressione agli architetti dunque, in tutte le loro diversità derivanti dalla diversa provenienza geografica e dai differenti approcci progettuali di ciascuno, che per la maggior parte sembrano convergere sull’architettura sostenibile e low-cost.

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