Carnitina: che cos’è, a cosa serve e come

Dalla funzione cruciale per mente e corpo, fino ai più importanti progetti scientifici: scopri tutti i dettagli su una delle molecole fondamentali per la vita.

La vita è caratterizzata da periodi in cui ci si sente al massimo delle proprie energie, ad altri in cui non si ha neanche la forza di alzare un dito. Questi ultimi possono diventare un problema, soprattutto se si prolungano per diverso tempo. In tali casi occorre approfondire la causa della spossatezza. Si potrebbe scoprire che alla base c’è un incremento del fabbisogno energetico, da risolvere con una dieta mirata o un integratore a base di Carnitina. Ma cos’è questa sostanza e perché ha un ruolo chiave nella produzione di energia nell’organismo?

Carnitina, l’energia è servita!

L’energia utilizzata dal nostro organismo per compiere le attività fisiche e mentali è chiamata ATP (acronimo di Adenosina Trifosfato) e viene prodotta a partire da nutrienti e in presenza di ossigeno. L’ATP tiene in vita organi, tessuti e tutte le parti dell’organismo umano. Viene prodotta all’interno di organelli contenuti nella cellula, chiamati mitocondri. La piccola centrale energetica della cellula ha però bisogno di alcuni ingredienti per produrre ATP: in particolare zuccheri e acidi grassi.

Purtroppo, gli acidi grassi non riescono ad arrivare autonomamente all’interno del mitocondrio, hanno quindi bisogno di un “passaggio”. E qui entra in gioco la carnitina. Questa molecola, legandosi agli acidi grassi a lunga catena, li trasporta dal citoplasma al mitocondrio, dove ossidandosi producono ATP. Non solo, la carnitina facilita l’ingresso degli zuccheri nei mitocondri e aiuta ad espellere gli scarti del metabolismo, conquistando così un ruolo chiave anche nella cosiddetta detossificazione.

La carnitina è sintetizzabile in tre sotto-forme:

  • L-carnitina (LC),
  • Acetil-L-carnitina (ALC)
  • Propionil-L-carnitina (PLC)

Tutte partecipano alla produzione di energia, ma ognuna ha una specifica affinità per alcuni organi o tessuti. Per esempio, rispetto alle altre due molecole, l’ALC ha una elevata affinità per il tessuto cerebrale, ed è impiegata per ridurre la stanchezza mentale, mentre il PLC è più indicata per i problemi a livello muscolare. Non è stato facile scoprire tutte le caratteristiche della carnitina, e ancora oggi è sotto la lente di ingrandimento della comunità scientifica.

Carnitina: 100 anni e non dimostrarli

La carnitina ha 100 anni, peraltro portati benissimo. Il primo lavoro scientifico su questa sostanza venne pubblicato nel 1905 da W. Gulewurscg e R. Krimberg, che per la prima volta ne identificarono la presenza all’interno del muscolo di bovino. Nel 1927 M. Tomita e Y. Sendju ne svelano la struttura chimica, mentre venti anni più tardi G. Fraenkel condusse il primo importante esperimento legato al fabbisogno e alla produzione molecolare. Documentò il bisogno di carnitina nell’accrescimento delle larve di Tenebrio Molitor, comunemente conosciuto come il verme della farina. Da quel momento, l’interesse per la carnitina ebbe una spinta importante.

Nel 1952 G. Fraenkel, H.E. Carter e P.K. Bhattacharyya la isolarono per la prima volta e le diedero il nome di L-carnitina. Attualmente si pubblicano 400-500 lavori scientifici all’anno sul tema, a conferma del fatto che su questa molecola c’è ancora tanto da dire e scoprire.

Ma dove nasce la carnitina?

La biosintesi di questa molecola avviene principalmente nel fegato e nel rene. Purtroppo, però, il nostro organismo riesce a produrne solo il 25% del fabbisogno giornaliero. Il restante 75% deve essere integrato attraverso la dieta.

Le principali fonti sono la carne di manzo, suino, pecora e coniglio, ma anche prodotti caseari. Frutta e cereali ne contengono solo alcune tracce, ma l’organismo può sintetizzare la carnitina anche grazie alla lisina, di cui i legumi sono ricchi. Questi alimenti assunti in modo corretto ed equilibrato permettono all’organismo di sfruttarla per produrre energia. Infatti, quando il livello di carnitina è insufficiente si rischia di avere stanchezza fisica e mentale.

Fonte iStock

Deficit di carnitina e stanchezza: perché è pericoloso?

La stanchezza fisica e mentale, ossia la sensazione di debolezza generalizzata, è uno dei disturbi più comuni della popolazione: si manifesta attraverso diversi livelli. Una forma lieve causa una mancanza di forze che impedisce di compiere attività fisiche e mentali di varia intensità.

Solitamente si manifesta in seguito ad un periodo stressante, a un cambio di stagione o in seguito ad una infezione batterica/virale. Questo disturbo è molto comune: colpisce dal 5% al 20% della popolazione, in maniera particolare le donne. Esiste addirittura una vera e propria Sindrome di Affaticamento Cronico, caratterizzata da una fatica frequente, ridotta forza muscolare, incapacità di concentrarsi e sonnolenza diurna. I sintomi sono solo in parte alleviati dal riposo, ma spesso è necessaria una terapia mirata.

Qual è la soluzione?

Una possibile soluzione è legata all’assunzione di integratori alimentari, utili a soddisfare il fabbisogno quotidiano di carnitina. Tra le diverse soluzioni spiccano gli integratori a base di carnitina e altre sostanze, che aiutano a soddisfare il fabbisogno di energia dell’organismo.

Carnitina: che cos’è, a cosa serve e come