Sigarette elettroniche: fanno male? La polemica continua

Continua a far parlare di sé la sigaretta elettronica. Diventata ormai più che altro una moda, ancora non si è capito se ha realmente dei vantaggi o se, al contrario, faccia addirittura male. L’opinione pubblica e scientifica è divisa sulla questione e non si giunge ad alcuna conclusione.

L’Istituto Superiore di Sanità, per esempio, ha bocciato le sigarette elettroniche, affermando che quelle contenenti nicotina "sollevano preoccupazioni per la salute pubblica". Sostiene infatti che le sigarette elettroniche con nicotina, potrebbero presentare potenziali livelli di assunzione di nicotina per i quali non è possibile escludere rischi per la salute, in particolare per i giovani. Infatti, secondo lo studio dell’Iss, il fumatore elettronico assume più nicotina anche di chi fuma 20 sigarette classiche al giorno. 

In risposta all’opinione dell’Iss, l’A.Na.F.E. (Associazione Nazionale Fumo Elettronico) ribadisce che le sigarette elettroniche non sono presentate, né vendute per smettere di fumare, ma come una valida alternativa al fumo di tabacco. Come si legge sul suo sito, l’e-cig (come viene chiamata in gergo la sigaretta elettronica) offre ai fumatori "notevoli potenzialità sociali e sanitarie per ridurre i rischi connessi al tabagismo e ai prodotti tossici nocivi normalmente presenti nel fumo di tabacco".

Per sapere se davvero la sigaretta elettronica fa male, dobbiamo attendere la conclusione degli studi sui suoi effetti. Intanto aumenta il numero degli "svapatori", come in gergo si chiamano i fumatori di e-cig. In Italia, secondo i dati riportati dall’A.Na.F.E., si contano circa mille punti vendita, concentrati nel nord, con un giro di affari stimato nel 2012 di circa 300 milioni di euro.

Ma chi sono, in partica, gli svapatori? Un primo identikit è stato tracciato dall’A.Na.F.E. I fumatori elettronici sono il 2% dei fumatori in Italia, tra questi il 50% ha tentato almeno una volta di smettere di fumare e ricorre alla sigaretta elettronica come ultima spiaggia. Tre su dieci fumano abitualmente l’e-cig da oltre un anno; tra i restanti ci sono quelli che hanno cominciato a fumarla per seguire la moda, il trend del momento o perché la trovano un gioco divertente.

E c’è polemica anche su chi le deve vendere. In Italia, sono più di una decina le aziende manifatturiere, tra le più conosciute: Duenote, Smoke, azienda leader torinese, Smooking, A tutto svapo e All Smokers Club. In risposta all’apertura delle numerose boutique dell’e-cig, anche l’associazione tabaccai dice la sua: Francesca Bianconi, presidente di Assotabaccai/Confesercenti, avrebbe dichiarato che, se accanto agli aromi si vendono flaconi con estratti di nicotina o tabacco anche in minime percentuali, deve intervenire il Monopolio e che devono essere i tabaccai a venderli. E’ inoltre aperta la caccia ai modelli senza marchio CE, dopo i sequestri di Genova e Torino. 

Per quanto riguarda la situazione all’estero, ci sono paesi in cui sono già state vietate: Australia, Brasile, Canada, Norvegia, Singapore, Thailandia, Uruguay, Turchia e anche la Cina, che continua però a produrle per l’esportazione. In Francia, invece, ne è stato approvato l’uso terapeutico, mentre negli Stati Uniti saranno, a breve, trattate come farmaci. In Italia, rimaniamo in attesa di prove e analisi scientifiche sui reali rischi e, intanto, il commercio e il giro d’affari delle sigarette elettroniche cresce sempre più.

 

 

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