Reiki: caratteristiche, benefici e controindicazioni

Il reiki è l’arte giapponese che insegna a infondere l’energia universale tramite l’imposizione delle mani

Per quanto possa apparire insolito, il reiki è l’elaborazione di una tecnica istintiva di auto-medicazione che l’uomo esercita su di sé da sempre. Quando si prova dolore in una particolare zona del corpo, la prima cosa che si fa, senza pensare troppo, è toccarla con le mani. Questo gesto, in apparenza privo di significato, sta alla base del reiki, ovvero dell’energia che permea non solo l’universo, ma anche il nostro corpo e la nostra mente.

Quando chi non lo conosce sente parlare di reiki, la mente balena attraverso un oceano di preconcetti, cristalli e complessi sistemi esoterici che, in realtà, sono ben lontani dalla semplicità del reiki. E date le sue origini giapponesi, esso non poteva che essere una tecnica semplice e che punta dritta all’essenza delle cose.

Come molte filosofie curative Orientali, la disciplina del reiki si basa sul concetto secondo cui corpo e mente sono un’unica entità, e l’universo non è altro che un’estensione di noi stessi. Attraverso gli snodi energetici corporei, ovvero i chakra, passa la medesima energia che muove i pianeti, scandisce il concetto di tempo e consente all’uomo di entrare in sintonia non solo con le forze universali, ma anche con il suo corpo e con la sua mente, di cui essi fanno parte e che sono fondamentalmente la stessa cosa. In parole povere, il reiki non è che un passaggio di energia pulita e forte da un individuo (o un simbolo) a un altro. Il risultato è una sensazione di benessere che, secondo gli studi del medico che l’ha messo a punto, aiuta nel trattamento di malanni fisici, mentali o emozionali. Il concetto di chakra è stato amalgamato al reiki solo in un secondo momento, in America, in seguito all’arrivo del movimento New Age.

Nato in Giappone dagli studi del medico Mikao Usui, il concetto di reiki si basa su tradizioni molto antiche, ma è stato concepito in quanto tale solo nel tardo ottocento. Si dice che Usui abbia ricevuto l’abilità di curare attraverso l’imposizione delle mani dopo tre settimane di meditazione sul monte Kurama. Secondo la sua idea, le mani possono canalizzare l’energia dell’uomo (e, per proprietà transitiva, dell’universo) e trasmetterla anche ai soggetti che, a causa di qualche disturbo di cui soffrono, non riescono più a percepirla.

Il fondatore Usui ha istituito così la Reiki Ryoho Gakkai, un’associazione di persone che si incontravano periodicamente per praticare il reiki e che l’hanno diffuso nel mondo. Ad oggi, la disciplina conta migliaia di appassionati anche in Occidente, e continua a raccogliere consensi e pareri entusiasti, sia da chi la pratica che chi la sperimenta su di sé. Alla creazione della disciplina hanno influito molto gli studi e le letture di Usui, grande appassionato dell’imperatore Meiji e a cui si è ispirato per creare i cinque principi etici che ogni praticante di reiki afferma di rispettare: “Non ti arrabbiare, non ti preoccupare, sii riconoscente, lavora duro (per migliorare te stesso), sii gentile con gli altri”.

Chi pratica l’imposizione delle mani del reiki è convinto dell’esistenza di un’energia universale a cui tutti possono attingere. Attraverso il contatto, le persone possono trasmettere quest’energia ad altre e lasciarla scorrere con il preciso scopo di risanare e portare benessere. L’intenzione gioca così un ruolo fondamentale: i Maestri impongono le mani per guarire, aiutare, dare sollievo e non sfruttano la loro energia, ma quella universale (il Ki) che scorre attraverso loro stessi.

Il reiki non presenta controindicazioni, non richiede particolari credenze religiose o affiliazioni filosofiche. Chiunque, in qualunque momento, può attingere all’energia universale per trarne un beneficio interiore. Il reiki non è meditazione e non rientra nelle conoscenze dello yoga: è un concetto a sé. Per praticarlo, è sufficiente conoscerne i principi teorici e desiderarlo in maniera pura e positiva. Esistono due livelli di conoscenza del reiki, ognuno dei quali inizia il praticante a una nuova sfumatura della disciplina.

Il primo livello afferma che l’energia universale scorre attraverso le mani del praticante, grazie all’intenzione dello stesso di trasmetterla con l’obiettivo di guarire e purificare. Il secondo livello afferma che il reiki, se praticato da un esperto, può essere esercitato anche “a distanza”. In questa forma, il reiki prevede l’utilizzo di simboli che collegano temporaneamente Maestro e ricevente, permettendo all’energia di scorrere.

Attualmente, anche in Italia, esistono moltissimi corsi dove è possibile cimentarsi in questa affascinante disciplina. I più avanzati permettono allo studente di conseguire certificazioni e di qualificarsi nel mondo del reiki.

Il reiki non ha fondamenti scientifici comprovati. Al tempo stesso, non esistono prove che il reiki possa nuocere in qualche modo all’organismo. Se gli studi non portano a nulla, possiamo però affermare che la filosofia dietro all’energia dell’universo può avere un fattore terapeutico e dare conforto a chi ne resta affascinato. Pertanto, affiancare le doverose terapie mediche al reiki non presenta controindicazioni e anzi, in alcuni casi può infondere speranza e desiderio di accelerare la guarigione di chi soffre di qualche patologia.

Reiki: caratteristiche, benefici e controindicazioni