Quando le diete danno alla testa. Come evitarlo

Nella società dell’abbondanza e degli eccessi in vetrina, la tentazione della ghiottoneria è ad ogni angolo. Il cibo invade lo spazio come un onnipresente messaggio subliminale. Ci si pensa senza tregua, pur proibendosi di toccare. Si mangia un boccone in fretta per risparmiare tempo, senza soddisfare davvero una fame che qualche ora dopo ritorna all’arrembaggio. Gli stuzzichini sostituiscono i pasti intaccando la regolazione dell’appetito. Si passa la giornata a spizzicare in modo automatico, tanto più facilmente perché spesso si resta seduti 8 ore al giorno davanti allo schermo del computer. La sedentarietà, raddoppiata dalle cattive abitudini alimentari, equivale a una condanna senza appello che si materializza in un inevitabile aumento di peso.

Il desiderio di perdere quei chili imbarazzanti può trasformarsi in ossessione in men che non si dica. In effetti, si perde rapidamente del peso che si riprende di nuovo non appena si abbassa la guardia. Per tanta gente mettersi a dieta è sinonimo di privazione. Ci si obbliga a non mangiare gli "alimenti proibiti" e intanto ci si fa obnubilare dai propri peccatucci. A forza di applicare un meccanismo di costrizione, ci si condiziona a non mangiare che lo stretto necessario, senza piacere e con la precisione di un orologiaio nelle proporzioni. Si mangia a orari fissi, a rischio di non percepire più la sensazione di fame né quella di sazietà. Ma come una pentola a pressione, a forza di sacrificarsi si finisce per esplodere e si soccombe a una crisi di bulimia che si reprime di nuovo mediante un controllo draconiano della propria alimentazione. Una storia infinita alla quale bisogna porre termine il prima possibile.

Tratto da "In forma senza diete", Morellini Editore

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